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LA GIOVENTU’ ITALIANA DEL LITTORIO


 

Quando si tratta del Ventennio fascista, volendone magnificarne i meriti, inevitabilmente si passa a citare la grandiosità delle opere di carattere realizzate in quegli anni. Si elencano così le bonifiche, la costruzione di città, borghi, opere idrauliche, strade ecc. Chi ha maggior conoscenza del periodo, invece, oltre ad enumerare le opere a carattere edile, passa a trattare del varo e dell’applicazione della vasta legislazione a sfondo sociale che ridisegnò completamente la struttura dello Stato italiano. A mio avviso l’opera più grande nella quale si cimentò il Regime fascista non rientra però tra quelle citate. In quegli anni si tentò un esperimento di enorme portata con il quale si tentò di creare un nuovo tipo di italiano. Il Fascismo varò un vero e proprio piano di educazione nazionale teso fortificare lo spirito degli italiani e a creare così il cittadino soldato.
Per realizzare tale finalità, il Partito Nazionale Fascista creò un organizzazione, la Gioventù Italiana del Littorio, che seguisse gli italiani fin dalla culla. Compito della G.I.L. era quello di attendere alla formazione spirituale, fisica e militare dei giovani, seguendo l’assioma secondo il quale “le funzioni del cittadino e del soldato sono inscindibili nello stato fascista….(…)…..l’addestramento militare è parte integrante dell’educazione nazionale”  .     
La G.I.L. aveva come interesse la “cultura fisica e l’addestramento militare” e, secondo il decreto che la istituiva, si occupava della preparazione spirituale, sportiva e premilitare, dell’insegnamento delle scuole fisica nelle scuole elementari e medie, dell’istituzione e funzionamento di corsi, scuole collegi, accademie, aventi attinenza con le proprie finalità, dell’assistenza, svolta essenzialmente attraverso i campi, le colonie climatiche, il patronato scolastico ecc. e dell’organizzazione di viaggi e crociere. Al fine di perseguire i propri scopi educativi e formativi, la G.I.L. andò ad inquadrare tutta la gioventù italiana, a seconda delle varie fasce d’età, in varie organizzazioni:
-    fino agli otto anni i bambini facevano parte dei Figli della lupa;
-    dagli otto ai tredici anni si diventava Balilla;
-    dai tredici ai diciassette anni si era Avanguardisti;
-    dai diciassette ai ventuno anni, infine, si era Giovani fascisti.

Volendo semplificare gli scopi dell’organizzazione, si può affermare che la G.I.L. serviva a preparare il cittadino soldato in modo tale che poi il Regio Esercito dovesse poi spendere poco tempo nell’addestramento delle reclute che, provenienti dalle organizzazioni giovanili del Littorio, dovevano di fatto già essere pronte alla vita militare. Si voleva quindi che le reclute, al momento dell’arruolamento, fossero già inquadrate militarmente, istruite all’uso delle armi e alle elementari attività belliche, essendo già addestrate al combattimento individuale e di squadra, al servizio di pattuglia, al servizio di presidio ecc.
Al fine di meglio attendere alla preparazione “premilitare” la G.I.L. organizzava, oltre a semplici corsi per i quali si avvaleva di istruttori appositamente preparati, anche corsi specialistici quali i corsi per mitraglieri, per cavalieri, per artiglieri, genieri, conducenti mezzi meccanici, infermieri, portaferiti e dattilografi. 
Si trattò di una organizzazione di eccezionale importanza, grazie alla quale la gioventù italiana poté affacciarsi a realtà fino ad allora sconosciute. Fu grazie alla G.I.L. se i giovani poterono partecipare a campi estivi, colonie climatiche, viaggi e crociere. Inoltre, la gioventù proveniente da famiglie disagiate poté avvalersi di un patronato scolastico che non aveva più la connotazione dell’organizzazione caritatevole indirizzata ai miserabili, ma che era finalmente una seria struttura statale tesa a creare condizioni favorevoli allo studio per tutti.
Tra le attività di maggior spessore vi furono sicuramente quelle ginniche. Basta citare alcuni dati: la G.I.L. ebbe disposizione 8.000 tra palestre coperte, campi sportivi e piazzali attrezzati e nel solo 1937 organizzò 32.501 manifestazioni di atletica leggera, 9.506 corse campestri, 196.364 incontri di pallacanestro, 18.810 di Rugby e 99.044 incontri di calcio. A queste si sommavano poi manifestazioni di pugilato, lotta grecoromana, scherma, sci, ciclismo, motociclismo, canottaggio, nuoto, e tiro a segno, In totale, nell’anno in riferimento, furono impegnati nelle attività di cui sopra 2.340.362 atleti. Con tali cifre si può dire, senza ombra di dubbio, che in Italia lo sport di massa ebbe inizio con il fascismo. 
Come tutte le organizzazioni fasciste, la G.I.L. ebbe una struttura rigidamente militare e quindi un Comando Generale. Dal Comandante generale dipendeva una Capo di Stato Maggiore della G.I.L. e da questi un Sottocapo di Stato Maggiore. Del Comando Generale faceva parte il Comando premilitare della G.I.L. dal quale dipendevano: un Centro Premilitare leva di terra, un Centro Premilitare leva di mare, un Centro Premilitare leva dell’aria, un Ufficio Sanitario premilitare, un Ufficio Sportivo premilitare e la Scuola di Perfezionamento degli Istruttori Premilitari della G.I.L.
L’articolazione periferica prevedeva in ogni Federazione, quindi a livello provinciale, un Comando Federale della G.I.L. che aveva una struttura che ripeteva in piccolo quella del Comando Generale.  
Ci fu una evidente contiguità tra questa organizzazione giovanile e l’intero mondo militare e la G.I.L. fu una sorta vivaio della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
La Milizia, a differenza di quanti molti credono, non ebbe solo compiti di polizia del Regime ma fornì un elevato numero di reparti combattenti che si affiancarono a quelli del Regio Esercito. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale nella Milizia erano inquadrati 194 battaglioni CC.NN. d’assalto, da montagna o di complementi, per un totale di 112.000 uomini. I battaglioni d’assalto erano formati da elementi tra i 21 e i 36 anni ed erano destinati ad essere inquadrati nelle grandi unità dell’Esercito in Italia e in Libia. Oltre ai 194 battaglioni citati, esistevano 81 battaglioni costieri, 23 centurie costiere e 51 battaglioni territoriali per un totale di circa 65.000 uomini. A questi vanno ancora aggiunti 25.000 militi della Milizia Artiglieria Marittima e 85.000 CC.NN. della Milizia Artiglieria Contraerea. Infine, vanno infine elencate altre 26.643 CC.NN., inquadrate in 30 battaglioni presenti in Africa Orientale Italiana.
L’Italia del Ventennio era una nazione ad economia con vocazione prevalentemente agricola. Purtroppo, per fare le guerre e portarle vittoriosamente a termine c’è bisogno di una solida vocazione industriale dell’economia. Si tentò di supplire alla mancanza di industrie con quella che potremmo definire la dottrina dello “spirito”. Il fascismo, per vincere le sue battaglie tentò di plasmare un nuovo “spirito” negli italiani. Fu la dottrina della “carne contro l’acciaio e del sangue contro l’oro”.
Dottrina questa che ebbe la sua forgia proprio nella G.I.L.. Purtroppo, il secondo conflitto mondiale avrebbe dimostrato che il solo “spirito” non basta a vincere le guerre.