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“Rivisitando storie già note di una nota Flottiglia”di Sergio Nesi – Edizioni Lo Scarabeo Bologna

 

Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941 si svolse la più brillante azione della Decima Flottiglia Mas. Era L’operazione GA3 che sarebbe stata poi ricordata come “la notte di Alessandria”
Pianificata dal Comandante Borghese, l’operazione vedeva impegnati tre equipaggi di S.L.C., i siluri a lenta corsa, meglio conosciuti come “maiali”.
Il sommergibile Scirè, al comando di Borghese, mise in acqua gli S.L.C. 221, 222 e 223 con i seguenti equipaggi: t.v. Luigi Durand De La Penne e c. pal. 1° Emilio Bianchi (S.L.C. 221), cap. G.N. Antonio Marceglia e s.c. pal. Spartaco Schergat (S.L.C. 222), cap. A.N. Vincenzo Martellotta e s.c. Pal. Mario Marino (S.L.C.223). Le riserve erano composte dal ten. D.M. Luigi Feltrinelli, s.t. Giorgio Spaccarelli, serg. Fernando Memoli e s.c. Luciano Favale.
I sei operatori subacquei, penetrati nella base navale di Alessandria, avrebbero affondato la Corazzata Valiant (30.600 tonn.), la Corazzata Quen Elisabeth (30.600 tonn.), la petroliera Sagona (7.554 tonn.) e danneggiato il cacciatorpediniere Jervis (1.690 tonn.). La Valiant poté riprendere il mare dopo quattro mesi, mentre la Queen Elizabeth rimase ferma per tutta la durata della guerra. I sei operatori della Decima che parteciparono all’attacco furono tutti catturati vivi, ma la prigionia valeva la pena: avevano realizzato un risultato eccezionale, mettendo fuori uso, in una sola notte circa 75.000 tonn. di naviglio militare nemico.
Tempo fa ho pubblicato sulla rivista “Eserciti nella storia” una mia intervista a Emilio Bianchi e le dichiarazioni di Bianchi aggiungono interessanti elementi di novità alla narrazione dei fatti che videro l’affondamento della Valiant. In breve, la storia raccontata da Bianchi non risulta coincidente e concordante con la versione dei fatti, comunemente accettata, e proposta dal resoconto prodotto dopo l’azione da Durand De La Penne. De la Penne ha raccontato di aver perso il suo secondo uomo (Bianchi) nell’ultima fase di avvicinamento alla Corazzata e di aver trascinato, da solo, il maiale fin sotto la corazzata, dove avrebbe messo in azione le spolette. Bianchi, invece, integra e modifica quanto riferito dall’ ufficiale, puntualizzando come egli abbia collaborato con De La Penne.
RIVISITANDO STORIE GIÀ NOTE DI UNA NOTA FLOTTIGLIA Consiglierei, a chi volesse saperne di più sulle discordanze delle versioni date dai due operatori dell’S.L.C. che colpì la Valiant, la lettura dell’interessante opera in due volumi di Sergio Nesi “Rivisitando storie già note di una nota flottiglia” Editrice Lo Scarabeo, Bologna, 2000.
Nesi, ingegnere nella vita civile ed Ufficiale di Marina della decima Flottiglia Mas della Repubblica Sociale Italiana, dopo esserlo stato della Regia Marina, ha dato alle stampe diversi lavori di argomento militare.
Con “Rivisitando storie già note di una nota Flottiglia”, il prolifico e valido l’autore propone quattro “storie”, di cui due terrestri e due navali, della Decima Repubblicana..
In particolare, nel primo volume, tratta proprio dell’episodio della violazione del porto di Alessandria d’Egitto, dimostrando, grazie alle capacità tecniche che ha come ingegnere navale e alla disponibilità del diario di Emilio Bianchi, come la versione dell’affondamento della Valiant data da Durand De La Penne, è il caso di dirlo, faccia acqua da tutte le parti. In sostanza, Nesi dimostra come il De La penne abbia recitato, poi, ne dopoguerra un ruolo da prima donna di quell’azione che, per la preparazione e lo svolgimento che ebbe, fu più un fatto corale che da solisti.
Il secondo episodio tratta delle vicende delle vicende del Battaglione Barbarigo nella difesa di Roma dopo lo sbarco alleato di Anzio del ‘44. La trattazione, anche in questo caso, ha motivi di originalità in quanto si avvale di un diario inedito di un Marò, ritrovato poi casualmente in america. 
Nel secondo volume sono raccontati due episodi, di cui almeno uno, quasi sconosciuto. Vi si tratta della battaglia avvenuta al confine orientale tra le truppe della Decima e quelle titine. Battaglia che vide, nel dicembre ‘44/gennaio ’45 i battaglioni Barbarigo, S. Giorgio, Fulmine, Freccia, Nuotatori Paracadutisti della Decima P della Divisione X di Marina opporsi al IX Korpus jugoslavo. Una pagina di storia volutamente dimenticata, perché ricordarla significherebbe riconoscere alla Decima Mas il merito di essersi opposta  alla prepotenza slava, evitando così che Tito potesse accampare, nel dopoguerra, pretese sui territori italiani fino al fiume Tagliamento.
L’altro episodio, riferito nel secondo volume, è quello di un doppio attacco al porto di Livorno, da parte dei Gamma (i nuotatori d’assalto) della Decima, nel novembre-dicembre 1944.
Nell’introduzione all’opera, Nesi afferma di aver fatto soltanto un’operazione di taglio e di cucito di quanto già scritto. Ciò non è assolutamente vero in quanto l’autore, oltre a trattare di episodi quasi sconosciuti, come quello dell’attacco a Livorno, li tratta in una luce nuova, narrando i fatti con spirito critico e competenza, al fine di ristabilire la verità storica spesso negata o taciuta
Indubbiamente, una buona opera che non può mancare nella biblioteca di uno studioso o anche di un  semplice appassionato.


Daniele Lembo

NESI Sergio,RIVISITANDO STORIE GIA' NOTE DI UNA NOTA FLOTTIGLIA
Editore: LO SCARABEO - BOLOGNA
volume 1: Numero di pagine: 161 Prezzo: € 19,60
volume 2: Numero di pagine: 192 Prezzo: € 22,50