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I REPARTI DELLA
REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA
SUL FRONTE DI ANZIO NETTUNO



Negli ultimi mesi del 1943, l’avanzata Angloamericana lungo la Penisola italiana, sarà fermata dalla linea “Gustav”. Si tratta di una serie di opere fortificate che si dispiegano, per 120 km, da Minturno, a sud di Gaeta, fino alla costa Adriatica, a sud di San Vito/Ortona. Punto cardine della “Gustav” è Montecassino che è stato trasformato dai tedeschi in una fortezza naturale. La Gustav sarà uno scoglio capace di vedere i numerosi attacchi Alleati, infrangersi inutilmente per mesi.
Gli Angloamericani, per risolvere il problema, ideeranno un’operazione di sbarco, alle spalle della linea fortificata, sulle coste di Anzio e Nettuno. Nascerà così “l’Operazione Shingle” che avrà inizio il 17 gennaio ’44, con violenti bombardamenti sulla costa laziale.
Solo nella notte del 22 gennaio, alle 2.00 del mattino, le truppe inizieranno a mettere piede a terra.
L’intera operazione nasce male. I reparti sbarcati si impantaneranno subito, non riuscendo ad avanzare, tanto che Churchill commenterà in maniera caustica la situazione, affermando: “ avevo sperato di lanciare sulla spiaggia di Anzio un gatto selvatico, mentre invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata.”
L’empasse si sbloccherà solo a fine maggio, con l’avvio dell’operazione “Buffalo” che ha come obiettivo Cisterna di Latina. La conquista della cittadina laziale consente al 6° Corpo d’Armata di riunirsi alle avanguardie americane del 2° Corpo d’Armata che, reduci da Montecassino, avanzano da Terracina. I “liberatori” entreranno a Roma il 4 di giugno seguente. Vi è un aspetto degli scontri bellici nel Lazio che, nella migliore delle ipotesi, viene appena enunciato dagli storiografi più attenti. Infatti, sui fatti d’arme citati sono stati scritti decine di volumi i quali, troppo spesso, dimenticano che quei combattimenti vedranno ricomparire in linea, al fianco dei tedeschi, i primi reparti organici italiani appartenenti alle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana.
Sul fronte di Anzio/Nettuno si avvicenderanno, tra il gennaio e il giugno 1944, circa 10.000 uomini delle unità della R.S.I.. Di questi, ben 576 resteranno sul suolo della pianura pontina, mentre altri 765 saranno i feriti.
Pur rimandando ai prossimi numeri di Storia del Novecento la disamina approfondita dei reparti militari di cui si è detto, è opportuno almeno richiamare le varie Unità della R.S.I. che si avvicenderanno a contrastare lo sbarco sul litorale pontino.
Sul fronte terrestre combatteranno il Reggimento Arditi Paracadutisti “Folgore” (1° Btg. “Folgore”, 2° Btg. “Nembo” 3° Btg. “Azzurro”); il Battaglione di Formazione paracadutisti “Nembo” (poi Compagnia paracadutisti “Nettunia – Nembo”); il Battaglione fanteria di Marina “Barbarigo” (X° MAS); il Gruppo di Artiglieria da Campagna di Marina “San Giorgio” (X° MAS); la 5° Compagnia Granatieri di Sardegna - Studenti Volontari Romani e la 200° Compagnia di Sanità di zona.
Inoltre, saranno presenti distaccamenti territoriali e compagnie mobili della M.V.S.N. e Reali Carabinieri, poi trasformati in Guardia Nazionale Repubblicana, appartenenti alla 12° Legione “Dell’Urbe”, alla 120° Legione “Giulio Cesare” (poi 652° Comando Provinciale G.N.R. - Roma), alla 121° Legione “Coriolano” (poi 633°), alla Comando Provinciale G.N.R. “Littoria”, al 58° Comando Militare Provinciale Littoria e al 64° Comando Militare Provinciale di Littoria.
Infine, e non per ultimo, va ricordato il contributo dato dal 2° Battaglione Genio Pionieri (Novi Liguri), dal 3° Battaglione Genio Pionieri, dal 104° e 105° Battaglione Genio f.c. (Firenze), dal 52° e 53° Battaglione lavoratori militarizzati dell’Ispettorato Militare del Lavoro.
Sul mare, contro la flotta angloamericana nelle acque pontine, combatteranno unità navali della X° Flottiglia MAS con mezzi d’assalto di vario tipo (M.T.M., M.T.S.M. e S.M.A.) e i MAS 502, 504, 531,556, 557, 561 e 562.
Anche l’Aeronautica Nazionale Repubblicana interverrà nel corso della lotta, inviando i trimotori S.M.79 del Gruppo Aerosiluranti “Carlo Emanuele Buscaglia”(poi denominato Gruppo “Faggioni”). Dell’A.N.R. faranno parte anche gli uomini del “Nucleo Osservatorio” del Monte Circeo.
Ai reparti citati, vanno aggiunte le unità italiane inquadrate dai tedeschi, ovvero il 2° Battaglione Legionario SS (Ten. Col. Degli Oddi), il 1° Battaglione Esplorante Legionario SS “Debica”e le Batterie appartenenti alla 25° Divisione Artiglieria Flak (Reggimenti Artiglieria Contraerea 39°, 105°, 131°, 137 e 149°) e al 5° Reggimento Artiglieria Flak.
Molti autori sostengono che indicare la presenza di circa 10.000 uomini nelle file italiane della R.S.I. sia esagerato, mentre sarebbe più giusto ridimensionare tale cifra al numero di 3.500 soldati italiani presenti. In realtà, i numeri non sono mai stati precisamente definiti, ma è da evidenziare che per arrivare al numero di 10.000 unità, vengono presi in considerazione anche gli appartenenti a reparti non combattenti o che su quel fronte faranno solo brevi apparizioni. Quello che conta, non è farsi domande sui numeri. Bisogna, invece, chiedersi il motivo per il quale, migliaia di giovani, ad armistizio già firmato, anziché rispondere all’imperativo del “tutti a casa” correranno ad arruolarsi tra le file della R.S.I., prendendo parte a quella che sarà la “battaglia per Roma”.

IL DOPOGUERRA
Nel dopoguerra, la Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, destinerà terra patria per i cimiteri militari americano e tedesco di Nettuno e Pomezia. Differentemente, per quegli italiani che hanno osarono morire dalla parte “perdente” non vi saranno cimiteri di guerra. Inizialmente, i loro resti sono pietosamente ospitati in una tomba privata al Verano, in attesa che trovino più degna sistemazione.
Solo nel 1993, l’Associazione X° MAS decide di costruire a Nettuno, a proprie spese, un sacrario privato, meglio conosciuto con il nome di “Campo della Memoria”. Appena qualche anno fa, l’Associazione è riuscita a donare il Campo ad Onor Caduti del Ministero della Difesa. La donazione, trasformando il sacrario privato in un Cimitero Militare, ha finalmente consentito di traslarvi i resti dei caduti del battaglione “Barbarigo”.
Oltre al “Campo della Memoria”, girando per la Piana Pontina, ci si può imbattere in alcuni altri modesti monumenti innalzati per ricordare i caduti della R.S.I. su quel fronte.
Al “Fosso dell’Acqua Bona” ad Ardea vi è una lapide, mentre cippi commemorativi si trovano a Campoverde (Cisterna di Latina) e a Borgo Podgora (Cisterna di Latina/Latina). In particolare, nel territorio di Latina, vi è un monumento costituito da un’umile colonna spezzata, sulla quale si può leggere “Aldo Bormida – diciannovenne studente Politecnico di Torino – Caduto per la patria il 30 gennaio 1944”.
Per ricordare quei ragazzi, quelle centinaia di giovani colonne italiane spezzate in piana pontina che caddero sognando l’Italia, l’abile mano di Sergio Pietruccioli ha tratteggiato un alfiere del Battaglione Barbarigo che abbiamo il piacere di pubblicare in queste pagine.