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9 agosto 1944 Benito Mussolini sul fronte adriatico della linea Gotica

di Giuseppe Salvagna


Il giorno 9 agosto 1944 Benito Mussolini volle  effettuare, in concomitanza con la visita al cimitero di San Cassiano a Predappio, anche un sopralluogo sul fronte adriatico della linea Gotica. Accompagnato dal capo del fascio repubblicano di Rimini Paolo Tacchi, passò in rassegna, alla Villa Tosi di Covignano,  i bersaglieri del 2° Battaglione “Mameli”  del  Reggimento Volontari “Luciano Manara” da poco costituito a Verona e spostato, dopo un breve addestramento, in Romagna per contrastare gli inglesi dell’8° Armata che stavano risalendo la costa adriatica. Da qualche giorno tutte le quattro Compagnie erano state acquartierate a Miramare di Rimini nella Colonia della “Dalmine”. La visita del Duce riempì i ragazzi di entusiasmo al punto da uscire dai ranghi e circondarlo per esprimergli il loro affetto sincero. Mussolini era passato davanti a ciascuno di loro camminando lentamente guardandoli negli occhi. Chiese al comandante del Battaglione di ordinare il “riposo” per poter fare domande e ricevere risposte. Tutti i volontari, graduati, sottufficiali ed ufficiali chiesero solo tre cose: armi, addestramento e combattimento. Furono accontentati. Il Duce era apparso provato e sofferente, aveva consumato un piccolo pasto alla Villa Fortunato recandosi poi in giardino per vedere il vigneto ed il panorama sulla pianura. Il 4 agosto aveva scritto a Claretta “Voglio rivedere la Rocca, la Romagna, una tomba dove stia il mio sangue migliore (il figlio Bruno). Non mi succedrà nulla. Questa visita non sarà annunciata se non a cose fatte ed in termini telegrafici……vado anche per sottrarmi almeno per qualche giorno a questo ambiente che mi è diventato insopportabile”.

Al ritorno il 13 agosto scrive ancora a Clara “Il mio soggiorno dal punto di vista emotivo è stato una completa delusione. Qualche apparecchio e due bombardieri che ho tranquillamente osservato a distanza senza danni. Di partigiani neanche uno. ………. E la Romagna?  Quella che tu conoscevi e amavi, quella che ti dava, nei grandi giorni solari dei nostri tempi felici, una specie di vertigine è scomparsa. E’ rimasta una vegetazione più che mai lussureggiante, con migliaia di alberi pieni di frutta che nessuno raccoglie, ma lo spazio è vuoto. Le strade sono deserte. Rimini, la tua Rimini, è un campo di macerie. In piedi non è rimasto che qualche palazzo del centro e la statua di Cesare. Non un uomo, non un’anima viva. Il silenzio è impressionante. Dalle case lungo le strade esce qualche donna vestita di nero, che non guarda nessuno……….ho girato perfettamente indisturbato in lungo e in largo, dal monte al mare…………E partendo, ho salutato la Rocca, con una punta di dubbio nell’animo. Ancora e quando?”.