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LE POESIE DI DANIELE

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Today: 22 Ott 2019

L’attentato all’industria aeronautica Macchi nel corso del primo conflitto Arabo Israeliano

 

Il trattato di Parigi del febbraio 1947 impose all’Italia, uscita sconfitta dalla guerra, condizioni molto dure per quanto riguardava le sue nuove Forze Armate. A sensi del diktat, l’Aeronautica Militare Italiana poteva essere composta al massimo di 25.000 uomini e 350 velivoli dei quali solo 200 armati. In quegli anni la Forza Aerea italiana disponeva, tra residuati bellici e forniture Alleate, di circa 500 macchine. Per rientrare nei limiti fissati dagli accordi di pace era evidente che una parte di questi dovevano essere ceduti o distrutti. Con i trimotori da trasporto S.M.82 fu possibile aggirare le imposizioni del dettato armistiziale cedendoli formalmente al Sovrano Militare Ordine di Malta e facendoli volare con le insegne dei Cavalieri di S. Giovanni. Per gli aerei da caccia e da bombardamento ciò non fu possibile e fu deciso, invece, di venderli ad acquirenti esteri, rivolgendosi ai mercati Sudamericani e Arabi. In particolare, gli stati arabi andavano in quel periodo a riarmarsi per prepararsi ad affrontare il pericolo presentato dagli israeliani e sarebbe sfociato nel primo conflitto Arabo Israeliano.

 

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LA CADUTA DI PANTELLERIA

 

Pantelleria

Negli anni del secondo conflitto mondiale Pantelleria viene considerata in Italia come una roccaforte inespugnabile. Alla prova dei fatti l’isola cadrà facilmente nelle mani del nemico, dando origine ad un episodio militare che ancora oggi fa discutere. L’operazione “Cavatappi” (Corkscrew), ovvero l’operazione contro l’isola, viene programmata dagli angloamericani nel corso della Conferenza di Casablanca che si tiene dal 14 al 26 gennaio ‘43. Pantelleria è vista come il “tappo” di ingresso all’Italia che è considerata “il ventre molle dell’Asse” in quanto Churchill è certo che basterà portare la guerra in casa agli italiani per si causare la caduta del regime fascista. L’isola siciliana è presidiata da una guarnigione di 11.617 italiani al comando dell’ammiraglio Gino Pavesi. A questi si aggiungono 200 tedeschi addetti ad una stazione radar. Gli angloamericani decidono di impiegare nell’Operazione la 1° Divisione britannica, appoggiata da oltre 1000 aeroplani e il 14 maggio ‘43 danno inizio al blocco navale, mentre il 18 cominciano con i bombardamenti dal cielo. Nei giorni successivi continuano i bombardamenti aerei e il 31 maggio inizia a bombardare dal mare anche la flotta nemica. La reazione dall’isola contro le incursioni aeree è affidata alla sola artiglieria antiaerea anche perché i caccia Macchi e i Fiat, già dalla metà di maggio, si sono trasferiti in Sicilia e ai primi di giugno sono presenti sull’isola solo quattro Macchi 202. Dal 6 all’11 giugno, inizia la seconda fase del bombardamento alleato e in questi 5 giorni vengono sganciate 5.324 tonnellate di bombe. Arriva così la giornata dell’11 data in cui, dopo una nottata di stressanti bombardamenti, viene alzata la bandiera bianca. Alle 12,55 dell’11 è giunto il permesso del Duce alla capitolazione ma è da evidenziare che questo è stato accordato a fronte di una richiesta di assenso alla resa avanzata dal comando dell’isola motivata, tra l’altro, dalla manca d’acqua e dal fatto che il “trasporto feriti non è effettuabile”. In merito al cedimento della difesa dell’isola c’è da fare alcune considerazioni. Al momento dell’attacco la Marina Italiana ha disponibili tre corazzate, Roma, Littorio e Vittorio Veneto, sei incrociatori, numerose altre unità minori e quarantotto sommergibili. Ebbene, nessuna di queste unità interverrà a contrastare le navi nemiche e sullo scenario dell’invasione dell’isola appariranno solo pochi MAS (al 10 giugno tutte le forze della flottiglia di Sicilia si riducevano a due motosiluranti ed a un mas in condizioni di uscire).

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“I DEMONI ROSSI”

di Daniele Lembo

  

I demoni rossi

La MA.RO. EDITRICE di Copiano (PV) ha edito un nuovo nuovo libro Daniele Lembo dal titolo “I DEMONI ROSSI”.Il prolifico Giornalista e saggista, nel suo nuovo lavoro tratta dei  mezzi corazzati italiani nel secondo conflitto mondiale. Il titolo Demoni Rossi è mutuato dall’inno dei carristi le cui parole sono, a dir poco, travolgenti:” Baldo carrista/lancia al vento del tuo cuore la canzone/ che è l’inno tuo di fede e di passione/per la tua Patria, per il Re, per il tuo Duce. E canta il core/l’accompagna col suo ritmo anche il motore/ dice a chi lo guida nel cimento:“ Demone rosso avanti tu sei fra tutti quanti il re dell’ardimento”Secondo l’autore, il tema della preparazione bellica italiana nel secondo conflitto mondiale è stato più volte affrontato dando vita, purtroppo, a tesi storiche basate più su luoghi comuni e sui “sentito dire” che su un serio e coscienzioso studio delle passate vicende nazionali. In troppi hanno affrontato gli studi storici avvalendosi di notizie frammentarie e spesso partigiane in quanto frutto, il più delle volte, della radicata e compiaciuta abitudine di parlare male di tutto ciò che è avvenuto in Italia nel Ventennio fascista. Un modo di fare che ha trasformato la Storia di quella guerra italiana in una sorta di racconto mitologico. Come quel conflitto sia poi andato a finire è cos a nota a tutti. La guerra fu persa e, se è vero che anche nella sconfitta bisogna essere capaci di mantenere la dignità, c’è da dire che quella guerra non fu persa nel migliore dei modi. Nel dopoguerra, in molti si sarebbero improvvisati strateghi e tutti costoro si sarebbero rivelati infallibili nella scienza dei “ma” e dei “se”, indicando con certezza quali erano stati gli errori che si sarebbero dovuti accuratamente evitare nel conflitto passato.

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TERRONI

Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali

 

Terroni

I Terroni, gente brutta, sporca, mafiosa e, soprattutto, sfaticata. E’ su questo principio che si fonda la vergognosa bugia di tutti coloro i quali fanno del razzismo nei riguardi di chi è nato da Roma in giù. Per anni ho sopportato l’ingiuria di sentirmi dare del fannullone scansafatiche, solo perché ero nato in Campania. “I napoletani, si sa” mi si diceva, con un sorrisino ironico “gente buona a fare la pizza, a suonare il mandolino e, poiil napoletano è simpatico e furbo”, intendendo con la parola “furbo” un individuo capace di chissà quali malizie, truffe e ruberie.

Che la mia Nazione non fosse gente sfaticata me ne accorsi, molto prima di imparare a leggere e scrivere, appena fui capace di guardarmi intorno, girando lo sguardo.

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“I SILURI CHE FALLIRONO ”

Sabotaggi e traditori nella guerra degli aerosiluranti

 

Le unità di superficie della Regia Marina, nel corso del secondo conflitto mondiale, durante i combattimenti navali non ottennero rilevanti risultati. I maggiori obiettivi sul mare furono raggiunti grazie all’impiego di siluri, fossero questi lanciati da sommergibili, pilotati dagli operatori della Decima Flottiglia MAS oppure veicolati da aerosiluranti. 

In particolare, le azioni degli aerosiluranti della Regia Aeronautica furono non solo le più brillanti ma forse anche le più spettacolari, anche in considerazione della modestia dei mezzi usati. Ebbene, troppo spesso si verificava che il siluro, sebbene fosse lanciato in maniera corretta ed impattasse regolarmente contro le navi avversarie, faceva pietosamente cilecca rendendo così vani il coraggio e l’eroica a spregiudicatezza degli equipaggi italiani.

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LA RESISTENZA FASCISTA
FASCISTI E AGENTI SPECIALI DIETRO LE LINEE

 

La “Rete Pignatelli” e la resistenza fascista nell’Italia invasa dagli angloamericani
di Daniele Lembo

La resistenza fascistaIl libro di Daniele Lembo ha come oggetto, come si evince dal titolo, la resistenza fascista agli angloamericani nel Sud Italia invaso.
L’autore, per la redazione del testo, oltre che consultare tutta la bibliografia esistente sull’argomento, si è avvalso delle testimonianze e di memoriali di alcuni di quelli che, considerando gli alleati invasori e non liberatori, continuarono a combatterli anche nell’Italia invasa, venendo per questo arrestati e processati. Il punto di forza del libro è costituito proprio da queste testimonianze che, assieme ad alcuni documenti inediti provenienti dal National Archives di Washington, costituiscono un vero e proprio elemento di novità sull’argomento. Il volume si articola in due parti. La prima di queste è destinata all’esame delle attività resistenziali fasciste nelle varie regioni del Sud.
Dopo un capitolo dedicato al “processo degli 88”, un famoso procedimento giudiziario che vide alla sbarra 88 giovani, e meno giovani, che intesero opporsi agli invasori Alleati, Lembo illustra al lettore quali furono, in vista dell’invasione delle regioni meridionali, i progetti militari per le operazioni di stay behind.

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IL “36” IMBARCAVA LEONI

STORIA DI UN DRAGAMINE DELLA REGIA GUARDIA DI FINANZA

 

prinzLa storia del secondo conflitto mondiale, certamente, è poco nota ai più. Anche chi crede di conoscerla sufficientemente, nella maggior parte dei casi, ha una visione delle situazioni, che determinarono quel conflitto e dell’evoluzione dello stesso, fondata su aneddoti e luoghi comuni.

Inoltre, anche agli studiosi appassionati sfugge, talvolta, il ruolo avuto dalla Guardia di Finanza in quegli avvenimenti bellici o, per essere più precisi, da quella che allora era chiamata: Regia Guardia di Finanza.

Il Corpo di Finanza, oltre ai reparti dislocati nelle colonie, in Egeo e Albania, mobilitò 18 Battaglioni e l’intero Naviglio del Corpo con 1227 uomini imbarcati. La flotta del Corpo di Finanza passò alle dipendenze operative della Regia Marina in esecuzione del “Piano di mobilitazione delle unità e dei servizi del Naviglio della Regia Guardia di Finanza” predisposto già nell’aprile 1940.

All’entrata in guerra il complesso di natanti delle Fiamme Gialle poteva contare su 156 unità di cui 31 da crociera, 38 costiere e 87 portuali.

Di queste ne furono mobiliate inizialmente 97. Inoltre, ulteriori 41 imbarcazioni, di cui alcune di nuova costruzione ed altre di preda bellica , si andarono ad aggiungere, nel corso dell’evolversi degli avvenimenti di guerra, a quelle mobilitate inizialmente.

Le imbarcazioni di cui si tratta  furono tutte molto modestamente armate, potendo contare , le sole Unità di crociera, su di un cannone navale da 76 e 2 mitragliere ed eventuali bombe di profondità, mentre le Unità costiere e quelle portuali erano armate, rispettivamente, di due mitragliere le prime e di una sola le seconde.

Le Unità di crociera che si sostanziavano in 2 navi, 3 pirovedette, 14 motovedette e 12 dragamine, svolsero in tutto il Mediterraneo, ognuna secondo le proprie possibilità e capacità operative,  una spasmodica attività tesa alla caccia antisommergibili, alla scorta convogli, al salvataggio dei naufraghi, alla vigilanza e protezione natanti ed al dragaggio delle mine. Quest’ultima attività, chiaramente, fu svolta dai soli dragamine.

E’, per l’appunto, di uno di questi Dragamine che vogliamo parlare: il Regio Dragamine 36.

Ad operare nelle acque dell’Africa settentrionale la Regia Guardia di Finanza destinò sette dragamine ed altre tre imbarcazioni di altro tipo. Tra questi vi era l’R.D. 36 al comando del Maresciallo Oltramonti, il quale, validissimo sottufficiale, aveva, tra l’altro, ottenuto l’avanzamento al grado superiore per merito di guerra. 

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LA MADRE DI TUTTE LE BUGIE SULL’UNITA’ NAZIONALE

 

Bandiera ItaliaNella serata del 6 settembre 1860, Francesco II di Borbone, accompagnato dalla moglie Maria Sofia di Baviera, lascia Napoli, imbarcandosi a bordo della nave da guerra il “Messaggero “. Il giorno dopo, raggiungerà la Fortezza di Gaeta.

L’esercito borbonico, perduta anche la battaglia sulla linea del Volturno del 1° ottobre, ripiega anch’esso su Gaeta. E’ in quella fortezza che il sovrano e i suoi uomini, si asserragliano per quella che vuole essere l’ultima resistenza di un regno pacifico che non minacciava nessuno, ma che è stato aggredito dal bellicoso Piemonte.

L’assedio di Gaeta inizia il 5 novembre. Durerà 120 giorni e saranno giorni terribili. I borbonici passano ben 75 di queste giornate sotto l’incessante fuoco nemico. E’ un bombardamento d’artiglieria che causerà 826 morti e 569 feriti tra i difensori,  a fronte dei soli 46 morti e 321 feriti piemontesi. Nel corso dell’assedio, la Regina Maria Sofia, combattente tra i suoi soldati, è sugli spalti della fortezza a curare, soccorrere o anche solo ad incoraggiare con la sua presenza i suoi uomini. Se la mitologia risorgimentale ha un’Anita,  la leggenda dei perdenti, di chi non offendeva ma è stato offeso, si vanta dell’eroismo di Maria Sofia.  

Il 13 febbraio, sembra tutto finito. Al cessate il fuoco, la guarnigione esce dalla piazzaforte con l’onore delle armi, come previsto dagli accordi di capitolazione. Francesco II di Borbone e la sua eroica regina, si imbarcheranno sulla nave da guerra francese "Mouette" per recarsi in esilio a Roma, ospiti del Papa. Quando la Mouette è in navigazione, le batterie della fortezza esplodono 20 salve, mentre i soldati borbonici esplodono in  un "Evviva ‘o re!".

E’ un sovrano amato Francesco, non certo il tiranno dedito agli ozi e ai vizi che qualcuno ha poi voluto descrivere, ed è quello l’ultimo saluto del suo popolo al re che parte in esilio.

Resta a resistere la fortezza Borbonica di Civitella del Tronto, a quindici chilometri da Teramo. Quelli  di Civitella non si arrenderanno mai. La fortezza cadrà, distrutta dai colpi d’artiglieria il 20 marzo 1861. Il Regno d’Italia è stato proclamato tre giorni prima, mentre quelli di Civitella ancora combattevano.

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NIENTE PAURA… NON SIAMO IN GUERRA CON IL GIAPPONE

Le dichiarazioni di guerra italiane alla Germania e al Giappone

 

Nella serata dell’8 settembre 1943, i pochi italiani possessori di un apparecchio radio, sintonizzandosi con le trasmissioni dell’E.I.A.R. ascoltarono ripetersi, con monotona frequenza, la voce del Maresciallo Badoglio che leggeva il bollettino di guerra n. 1201. Era l’annuncio del cosiddetto “armistizio”.

Si trattava di uno strano armistizio, in quanto lo stato armistiziale prevede che i giochi di guerra si interrompano e che gli eserciti stiano fermi con le armi al piede. Invece, gli Alleati continuarono ad avanzare lungo penisola italiana e a trattare in regime d’occupazione le province che man mano venivano conquistate. Basti pensare che appena il giorno dopo l’8 settembre, gli angloamericani diedero il via all’Operazione Avalanche sbarcando nel salernitano, sui 45 km di costa che vanno della costa Amalfitana a quella Cilentana.

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LA STORIA DELLA CAVALLERIA ITALIANA IN UN LIBRO DI DARIO TESTI

La Cavalleria, L’impiego tattico dalle origini alla carica di Isbuscenskij

 

La Cavalleria“La Cavalleria, L’impiego tattico dalle origini alla carica di Isbuscenskij” è il frutto della ricerca e della passione di un giovane storico, che ricostruisce in un testo agile e scorrevole la storia della cavalleria dall’antichità alla battaglia di Isbuscenskij, l’ultima carica alla sciabola tra due eserciti regolari.

Strumento privilegiato di sfondamento presso gli antichi macedoni e galli, incubo delle fanterie tra i secoli centrali e la fine del Medio Evo, la cavalleria e il suo impiego sono fortemente limitati dall’invenzione delle armi da fuoco e dall’impiego della picca, che nel XVI secolo torna sui campi di battaglia d’Europa. Napoleone Bonaparte, generale e imperatore di Francia, recupera il ruolo dei centauri e li scaglia contro la fanteria avversaria armati di sciabola e lancia, fino al disastro di Waterloo. Nell’ultimo quarto del XIX secolo l’ingegner Hiram Maxim, come apice della straordinaria evoluzione tecnologica degli armamenti, progetta e brevetta l’omonima mitragliatrice, la prima arma automatica in grado di esplodere 500 colpi al minuto.

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L’ATTACCO DELLA DECIMA MAS AI GRATTACIELI NEW YORK

 

Torri gemelleCon l’entrata degli Stati Uniti d’America nel secondo conflitto mondiale, l’Asse Italo tedesca si ritrovò ad avere di fronte un nemico dalle eccezionali potenzialità. Le enormi risorse industriali del nuovo avversario, gli permettevano di poter rifornire, senza soluzione di continuità, le proprie truppe al fronte e le truppe degli alleati britannici e russi.

Inoltre, gli USA grazie alle enormi distanze che li separavano dall’Europa erano in condizioni di avere un retrofronte inattaccabile in quanto il loro territorio metropolitano era di fatto irraggiungibile da parte dell’offesa aerea e navale delle nazioni del tripartito. Sia la Regia Marina che la Regia Aeronautica, nel corso della guerra, misero in previsione azioni di attacco al territorio USA pensando, in particolar modo, a prendere come obiettivo la città New York.

La Decima Mas, che come è noto era un reparto della Marina italiana, progettò un attacco a New York da far eseguire ai propri uomini Gamma, sommozzatori capaci di nuotare fin sotto le navi nemiche alla fonda nei porti avversari e di minarle. Il piano prevedeva che un sommergibile oceanico facesse da mezzo “avvicinatore”, cioè da vettore a un sommergibile tascabile tipo C.A. da 12/14 tonnellate. Il tascabile C.A. sarebbe stato trasportato sulla coperta dal sommergibile “madre”, fino alla foce dell’Hudson e lasciato poi libero di proseguire l’avvicinamento fino all’obiettivo. Dal sommergibile tascabile, una volta giunto in prossimità delle banchine portuali della città di New York, sarebbero usciti i nuotatori d’assalto della Decima che avrebbero poi effettuato il sabotaggio.

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MELENZANE CON LA CIOCCOLATA

 

La gente ha bisogno di qualcuno che gli parli di qualcosa di serio. Ho deciso di trattare di cucina (c’è qualcosa di più serio?), svelando, anche grazie all’aiuto chef Giuseppe Pappalardo, la ricetta di uno dei più fantasiosi dolci della Costa d’Amalfi: le Melanzane con la cioccolata.

 “Melanzane con la cioccolata, ingredienti per 10 persone: melanzane kg. 2, nr. 8 uova, farina q.b., olio per friggere.

Salsa di Cioccolato: latte lt.1, cacao gr.70, tuorli uova nr.3, zucchero gr. 400, farina gr. 70, vaniglia 2 bustine, cioccolato fondente gr. 200. Per condire e guarnire: mandorle a scaglie gr. 150, canditi gr. 150, amarene sciroppate gr.150, cannella in polvere 1 bustina

Pelate le melanzane e tagliatele a fette, spruzzate con pochissimo sale e lasciate riposare per 10 minuti. Dopodiché, passate a infarinarle e a friggerle, poggiando poi le fette su carta assorbente.

Battete le uova con un pizzico di sale, una manciata di zucchero e vaniglia, passate le fette di melanzane nuovamente nella farina e nell’uovo e friggetele per una seconda volta.

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ANOPHELES

IL NUOVO LIBRO DI PIERLUIGI FELLI AMBIENTATO A LITTORIA

AnophelesPierluigi Felli, effervescente scrittore Pontino ha una produzione letteraria che spazia in vari campi. E’ autore di gialli, libri d’avventura e romanzi storici. Il suo soggetto poliziesco di maggior fortuna, fino a questo momento, è stato l’investigatore Andrea Doria, personaggio principe di lavori Felliani come “Nella coda il veleno”, “Guarda che luna” e “Dasvidania Bambola”.

Con l’ultimo suo libro  “Anopheles”, stampato per i tipi della  Asso Edizioni, l’autore propone un suo nuovo poliziotto, il Commissario Bonomo che si muove tra il caldo torrido e gli assalti delle zanzare, ai primi di giugno 1940,  in una città di recente fondazione: Littoria.

Bonomo, aiutato da un appuntato che risponde al  nomignolo di “Febbre”, si trova, appena arrivato alla nuova Questura, ad affrontare ben due casi di omicidio. Si tratta di una fanciulla di piccola virtù, tale Alda Margon,  che è stata suicidata affogandola e  un gerarca locale che viene trovato ucciso, con le labbra cucite e un biglietto in bocca.     

 L’ambientazione  storico-geografica di Felli  è perfetta. Il volume si apre con una cartina topografica di Littoria, forse superflua, perché la descrizione fatta della città dallo scrittore è una pennellata di notevole incisività. Quando Felli scrive che il capoluogo pontino ha “una consequenzialità matematica” dimostra di aver capito tutto dell’architettura fascista. Padrone della materia, nelle poche seguenti battute, è capace di far intendere anche al lettore quale sia la sostanza dell’edilizia razionalista.

Analogamente, perfetta è l’ambientazione storica. Valga l’esempio della ricerca dei vocaboli “d’epoca”. In quegli anni, per motivi autarchici furono vietati l’uso di vocaboli stranieri. Pertanto, nell’ultimo volume di Felli l’alcol diventa alcole, lo champagne diventa sciampagna, fino alla trasformazione di Renato Rascel in Rascele. (per la verità, all’epoca anche la Wanda Osiris divenne la Vanda Osiride).

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27 SETTEMBRE 2011

E' venuto a mancare Nino Arena.

Nino ArenaVolontario nella R.S.I. a 16 anni, come allievo pilota, sarà poi paracadutista, combattendo in Venezia Giulia fino al termine del conflitto.  Dopo la fine della guerra, si formerà professionalmente nell’ambito delle riviste specializzate aeronautiche. In seguito, passerà a collaborare con Time/Life Italian Section e alla direzione di periodici come giornalista-pubblicista, con collaborazioni alla Rivista Aeronautica, ALI nuove, Inteconair, Folgore, Alata, J.P.4, Aerofan, IARB, Rivista Militare, Controstoria, Il Carabiniere e Storia Modellismo. Sarà addetto stampa, condirettore della rivista Folgore e consulente aeronautico.

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Un grande scrittore, un grande giornalista, un uomo libero,

Enzo Erra.

PER NON DIMENTICARE UN MAESTRO:

 ENZO ERRA, UN UOMO, UNA VITA, UN'IDEA 

Nella tarda serata del 21 settembre 2011 è morto Enzo Erra o meglio, come lui avrebbe preferito dire “E’ andato avanti”.

Nato a Napoli il  7 luglio del 1926 non era più un ragazzino, anche se fanciullo Enzo lo era rimasto nell’animo, non rinunciando mai a quegli ideali che lo avevano mosso da giovane e ne avevano indirizzata l’intera esistenza.  

All’arrivo degli americani a Napoli, nel 1943, aveva appena 17 anni. Vide arrivare il nemico, il barbaro sbarcato dal mare, e non stette li a pensarci su due volte, abbandonò la sua città e si diresse alla volta di Roma. Una volta a “Nord” si sarebbe arruolato come allievo ufficiale della Guardia Nazionale repubblicana, la prima Arma dell’Esercito della Repubblica Sociale Italiana, una scelta a cui poi avrebbe mantenuto fede per l’intera vita.

Una decisione difficile, per la quale avrebbe rischiato, dopo il 25 aprile 1945, di essere fucilato. Invece,  la sorte benigna gli fece scansare l’esecuzione, mettendolo in condizione di rientrare nella sua Napoli.

Bene ha detto Marcello Veneziani scrivendo di lui Appartenne a quella generazione che per ragioni anagrafiche del fascismo non visse la storia ma solo il crollo, si arruolò pochi giorni prima della fine, non ebbe vantaggi né carriera ma solo danni, non si macchiò di colpe o delitti ma scontò con dignità il suo fascismo postumo per una vita.”

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AUMENTIAMO IL NUMERO DEI PARLAMENTARI

 

pastaI parlamentari in Italia sono circa un migliaio. Ai 630 deputati si sommano i 315 senatori, ai quali si vanno ancora ad aggiungere i senatori a vita e di diritto.

I mille con il laticlavio sono solo i tedofori di un esercito infinito fatto di segretari, portaborse, commessi, uscieri, vice uscieri e vicesostitutiuscieri del quale, ormai, gli italiani sembrano non poterne proprio più.

E’ bastato che un sedicente “Spider Truman” desse vita ad un blog su “I segreti della casta di Montecitorio” perché quell’indirizzo web fosse cliccato da migliaia di connazionali che, ancora una volta, si sono fatti il sangue amaro nell’apprendere a quanto ammonti lo stipendio di un semplice barbiere a Montecitorio.

Nella tristezza della situazione, che non so di quanto avvilisca la democrazia ma che certamente umilia gli italiani, gli stessi onorevoli, con una buona dose di faccia tosta, di tanto in tanto se ne escono con la loro ricetta per la patologia da ipertrofia parlamentare: “dimezziamo gli onorevoli”.

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