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LE POESIE DI DANIELE

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ALTRO CHE  HALLOWEEN

LA FESTA DEI MORTI, UNA FESTA PER NON DIMENTICARE E PER NON DIMENTICARSI

Tra qualche  giorno, con il 2 novembre, ricorrerà la commemorazione dei defunti.

È una festa che nella nostra tradizione ha radici antichissime. La data non ricorre a caso, ma ha un preciso riscontro biblico, facendo riferimento al diluvio universale, momento di morte per l’umanità, che accadde il "diciassettesimo giorno del secondo mese", che corrisponderebbe al nostro novembre.

Se ci si sposta in senso geografico o storico, si scopre che tutti i popoli hanno avuto, nel tempo e nello spazio, grande rispetto per i loro defunti. Analogamente, in tutte le regioni italiane, si ritrovano tradizioni popolari legate alla festa dei morti.

Il lettore non me ne vorrà, se inizio con il descrivere le usanze della mia terra, la Costa d’’Amalfi. In Costiera, per il 2 novembre, si usa mangiare la pizza perché, essendo l’intera giornata destinata ad essere passata al cimitero,  le massaie non hanno tempo di cucinare. Le panetterie, poi, sfornano dei taralli marmorei - sono talmente duri da risultare  di difficile masticazione - , chiamati “oss è muort”.

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KINDU
Una storia africana dell’Aeronautica Militare

 



Qualche autore afferma che la seconda guerra mondiale non abbia visto sconfitte le forze dell’Asse bensì l’intera Europa, avendo perso quest’ultima, il ruolo di centralità economica e politica che fino ad allora aveva detenuto. Lo sfaldarsi degli imperi coloniali, avvenuto nel periodo successivo al conflitto, è una delle tesi a sostegno di tale interessante teoria.
Alla termine della guerra la quasi totalità del continente africano era amministrato dall’Inghilterra, Francia, Belgio e Portogallo e, in minor parte, da altre nazioni europee. Gli imperi coloniali si disgregarono non solo a seguito della spinta dei movimenti nazionalisti africani, nati anche grazie all’importazione di un cultura di tipo europeo durante il periodo coloniale, ma anche a causa della crisi economica e sociale intervenuta nelle nazioni europee nel periodo post bellico
Il processo di decolonizzazzione, che si svolse in linea di massima tra il 1956 ed il 1976, in alcuni casi avvenne in maniera cruenta. Basta pensare al caso del Kenya, nazione nella quale gli inglesi repressero la rivolta, avvenuta tra il 1952 e il 1955, in maniera particolarmente dura.

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SPECIALE

LA DECIMA MAS E IL BANDITO GIULIANO
STORIA DI UNA LEGGENDA CHE RISCHIA DI DIVENTARE STORIA

Gli equivoci sui rapporti tra la Decima e la banda Giuliano, in guerra e nel dopoguerra

 



LA DECIMA E IL BTG. VEGA
La Decima Flottiglia Mas nacque come reparto speciale della Regia Marina con il compito di operare alle spalle del nemico, portando i propri addestratissimi sabotatori fino ai porti nemici. Erano questi i nuotatori d’assalto, i piloti dei motoscafi esplosivi  e i piloti dei siluri a lenta corsa, (i siluri erano meglio conosciuti come “Maiali”) che avevano come obiettivo quello di sabotare il naviglio nemico alla fonda o in navigazione.
Dopo l’8 settembre ‘43, Junio Valerio Borghese, alla Spezia, stipulò un vero e proprio trattato di alleanza con i tedeschi. Mentre Borghese voleva continuare a combattere avendo mano libera, i germanici volevano appropriarsi del know how, ovvero del corredo di conoscenze tecnico scientifico, in possesso della Decima nel campo della lotta subacquea.
Il Principe Borghese avrebbe poi armato poche e modeste unità navali, continuato ad addestrare sabotatori subacquei, ma soprattutto avrebbe trasformato la Decima in una Divisione di fanteria di Marina: la Divisione Decima.
Tra i reparti armati da Borghese vi fu il battaglione Nuotatori Paracadutisti, meglio conosciuto come Battaglione N.P.. Originariamente il Battaglione doveva servire a compiti di sabotaggio, tant’è che a tutti gli appartenenti furono fatti seguire i corsi N.E.S.G.A.P. – Nuotatore Esploratore Sabotatore Guastatore Ardito Paracadutista. In realtà, poi, seguendo un’infausta usanza tutta italiana queste costosissime truppe (addestrare ai corsi NESGAP era molto oneroso) furono impiegate in ordinari compiti di fanteria.

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MURI IN CAMICIA NERA

di Claudio Marsilio


 

"“Bisogna dare la massima fecondità ad ogni zolla di terra”.
“Credere – Obbedire - Combattere”.
“Vincere!”
A chi non è mai capitato di leggere, magari sbiadito e funestato dal tempo trascorso, un motto mussoliniano come questi, su qualche cascinale di campagna o miracolosamente illeso su
un’abitazione privata all’ingresso d’un paese?
A cavallo degli anni ’30 l’intera Penisola divenne un muro da affrescare ed oggi, dopo 70 anni dalla caduta del Regime Fascista, nonostante mezzo secolo di pioggia, grandine, tinteggiature, estati torride e tentativi di cancellazione tramite gesso, calce o vernice a basso costo, i motti fascisti riemergono dall’oblio e fanno bella mostra di sé, prendendosi beffe della Democrazia e delle sue leggi di rimozione.
Di questa straordinaria testimonianza di storia minore d’Italia, si pubblicano libri, si diffondono foto, si discute su internet. Si trovano continuamente nuovi amatori del tema, nuovi romantici della parola scritta che si cimentano e si combattono tra conservazione e damnatio memoriae…

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OMBRE SUL REX


 

Genova, fine luglio 1931. Le indagini sulla morte apparentemente accidentale di un informatore portano Igino Menchini, vice commissario della squadra politica genovese, sulle piste di un misterioso personaggio rientrato clandestinamente in Italia dagli Stati Uniti. Sono le ore che precedono il varo del transatlantico Rex, uno dei fiori all'occhiello del regime fascista. L'evento avrà una risonanza mondiale, la stampa è mobilitata, la famiglia reale scortata da alcuni tra i gerarchi di maggior prestigio sarà presente ai cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. Il rischio di un sabotaggio o di un attentato è alto, gli apparati di sicurezza sono allertati, ma il misterioso uomo col Borsalino bianco si muove sfuggente come un fantasma. Menchini inizia così una personale corsa contro il tempo per stanare la sua preda. La serrata indagine lo condurrà a scoprire un complicato intrigo, che affonda le sue radici addirittura oltreoceano, al quale non sono estranei personaggi insospettabili e molto potenti. Troppo.

Daniele Cambiaso
Ombre sul Rex
Fratelli Frilli ed., 2008, 12,50 euro

 

1956: l’EGITTO AGGREDISCE ISRAELE!

 (e con questa bugia gli insorti ungheresi poterono morire in solitudine)

di Giovanni Marizza

 

Il 1956 è stato un anno memorabile e a distanza di 55 anni merita ricordare i suoi avvenimenti, le cui conseguenze si fanno sentire ancora ai giorni nostri. Perché oggi la Nato ha due lingue ufficiali ma ne usa praticamente una sola, l’inglese? Perché l’Onu è paralizzata ed in permanente crisi? Perché la Francia è una potenza nucleare? Perché il Regno Unito non perde occasione per dimostrarsi filoamericano? Perché l’Ungheria è stato il primo paese dell’ex patto di Varsavia ad entrare nell’Alleanza atlantica? Le risposte a queste domande si rifanno a motivazioni variegate, ma tutte riconducibili a quel semplice numero a quattro cifre: 1956. Ripercorriamolo idealmente. In quell’anno fondamentale l’Italia era appena stata ammessa all’Onu (per la precisione il 14 dicembre 1955, il che significa oltre dieci anni dopo l’Iraq, dettaglio che a molti sfugge), il transatlantico “Andrea Doria” colava a picco con 55 nostri connazionali, nella miniera di carbone di Marcinelle in Belgio morivano 237 minatori di cui 139 italiani, moriva anche il giurista Pietro Calamandrei ed Enrico De Nicola, già presidente della repubblica, si dimetteva dal vertice della corte costituzionale per disaccordi con il governo. Ma gli avvenimenti geopolitici più sconvolgenti di quell’anno avvenivano nell’Europa centrale e nel vicino Oriente.

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I Paracadutisti italiani nella seconda guerra mondiale

 


 

Daniele Lembo ha dato alle stampe, per i tipi della Delta editrice di Parma, una nuova ed agevole monografia dal titolo “I Paracadutisti - italiani nella seconda guerra mondiale”
In circa cinquanta di pagine, riccamente illustrate, l’autore tratta dei paracadutisti nazionali a partire dai primordi, ovvero dalla nascita della Scuola Paracadutisti di Castel Benito in Libia, fondata il 28 marzo ’38. A questa sarebbero seguite la scuola di Tarquinia e poi la Scuola di Viterbo.
Nelle due Scuole di Paracadutismo nazionali, benché per previsione di legge fossero dipendenti dalla Regia Aeronautica, si addestrarono anche reparti di paracadutisti dell’Esercito, della Regia Aeronautica e della Regia Marina.

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PRIMO CARNERA

 Il gigante buono del fascismo

  

 

Nel ventennio fascista ritorna prepotente nell’immaginario collettivo italiano il mito dell’eroe. La società fascista ha bisogno di eroi, ovvero di persone comuni che si trasformano in veri e propri miti e leggende viventi da emulare. Il regime sa bene che dare al popolo delle figure da riferimento da imitare è un ottimo sistema per indurre l’uomo di ogni giorno a migliorarsi continuamente, nonché un valido incentivo a quel sentimento di orgoglio patrio su quale il regime fascista gioca una delle sue carte più importanti. Il mito da raggiungere è quindi uno sprone per tutti gli italiani e, nello stesso tempo, un buon pilastro sul quale fondare il ritorno della grandezza imperiale sui “fatali colli di Roma”. L’eroe per il fascismo non è solamente quell’individuo che si afferma come tale compiendo imprese belliche che necessitino di inusitato coraggio e nel corso delle quale getta “l’anima oltre l’ostacolo”, ma è in generale qualunque italiano che sia tale da imporsi, per requisiti di forza, intelligenza, carattere o altro, all’ammirata attenzione dell’Italia e del mondo. L’eroe è quindi quell’Italiano che, perché ”santo, poeta, eroe, navigatore o trasvolatore ” sia capace di far intendere al mondo intero, ma soprattutto agli italiani, i quali sembrano i più restii ad intenderlo, che l’Italia è la patria di un grande popolo.

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"I DANNI DEL FASCISMO"  di  Alessandro MEZZANO

 

Che cosa è stato realmente il fascismo?

La fucina del male assoluto, oppure il regime ha realizzato opere, sia fisiche sia legislative, che ancora oggi vediamo?

Una risposta è stata tentata da Alessandro Mezzano con la sua opera "I DANNI DEL FASCISMO" (Edizioni all'insegna del Veltro). L’autore descrive, in maniera sorprendentemente documentata, cosa il Fascismo ha lasciato all'Italia.

Il saggio è dedicato a Glauco Bianchi, ragazzo di Mestre che nel 1945, diciassettenne, morì combattendo durante un attacco dei partigiani alla sua caserma della Guardia Nazionale Repubblicana. Glauco, rimasto senza munizioni, preferì la morte alla resa. Volle porre termine alla sua vita senza ammainare la sua bandiera.

Tra i “Danni del Fascismo” enumerati da Mezzano vi sono i seguenti:

-Tutela del lavoro di donne e fanciulle;-Assistenza ospedaliera per poveri;-Assicurazione di invalidità e vecchiaia;

-Riduzione dell'orario di lavoro a otto ore giornaliere e quaranta settimanali;-Istituzione dell'Opera Nazionale del Dopolavoro;

-Istituzione dell'Accademia d'Italia;-Bonifiche dell'Agro Pontino e di altri territori; -Colonizzazione del latifondo siciliano;

-Istituzione dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia;-Emanazione della Carta del Lavoro;

-Creazione delle aree industriali;

-Istituzione dell'INAIL;- Istituzione del libretto di lavoro;

-Istituzione dell'INPS;- Istituzione degli assegni famigliari;

-Riforma dei codici di legge;

-Istituzione dell'assistenza sanitaria gratuita;

-Socializzazione delle imprese

Per chi volesse saperne di più, cliccando sull'immagine di copertina, può scaricare il PDF del libro direttamente dal sito di origine

 

SPECIALE

LA MILIZIA VOLONTARIA PER LA SICUREZZA NAZIONALE
NELLE GUERRE ITALIANE

 


 


Quando si affronta il tema della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, o meglio il Corpo delle Camicie Nere, nome con il quale la Milizia viene più comunemente indicata, spesso si corre il rischio di inquadrare questa forza armata voluta dal Fascismo come una sorta di enorme carrozzone folcloristico e di riconoscere ad essa esclusivamente compiti di guardiana del regime o di polizia politica. A modesto avviso di chi scrive, tale approccio a quel complesso mondo che fu la Milizia è completamente fuorviante in quanto frutto di una storiografia di parte che poco spazio ha lasciato alla verità storica. In questa sede si intende analizzare principalmente quale fu l’apporto dato dalla Milizia alle varie guerre nelle quali fu coinvolta l’Italia in quei vent’anni di regime, ma per fare ciò è necessario, anzi indispensabile, chiarire al lettore alcuni punti e cioè come e per quali motivi nacque la Milizia e come si sviluppò nel tempo. Il lettore non me ne vorrà se, prima di affrontare il vivo dell’argomento, mi concederò un’ampia prefazione per illustrare la genesi della M.V.S.N.

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VIA DON MINZONI E VIA R. GIULIANI
UNA STRANEZZA A CISTERNA DI LATINA

Padre REginaldo Giuliani

 


La toponomastica delle città italiane presenta spesso delle curiosità e, talvolta, delle vere e proprie sorprese.
A Cisterna di Latina vi sono via Don Minzoni e via R. Giuliani. Le due strade, entrambe intitolate a sacerdoti, sono poste l’una di fianco all’altra. Il lettore, giustamente, si chiederà in cosa consiste l’anomalia che è motivo di curiosità, in quanto numerose sono in Italia le vie intitolate a Don Minzoni, mentre, seppur in numero inferiore, altre strade portano il nome di padre Reginaldo Giuliani.
La singolarità sta nel fatto che, mentre don Giovanni Minzoni (Ravenna, 1 luglio 1885 – Argenta, 23 agosto1923) viene ricordato come un presbitero antifascista italiano, Padre Reginaldo Giuliani fu Cappellano delle Camice Nere.
Don Minzoni, dopo essere stato cappellano militare nel primo conflitto mondiale, aderì al Partito Popolare Italiano e contrastò energicamente l'istituzione dell'Opera Nazionale Balilla ad Argenta, preferendo mantenere in vita le associazioni cattoliche giovanili. In evidente contrasto con il fascismo, la sera del 23 agosto 1923 fu ucciso da alcuni squadristi.

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IN USCITA A GIORNI...

 

Una storia vera: i missini dietro le quinte di una qualsiasi federazione durante gli ultimi anni di vita del Movimento Sociale Italiano. Sorprendente vicenda politica ed umana con protagonisti in carne ed ossa con le loro storie goliardiche e amare; scritto nei tardi anni '90 in quattro piccoli volumi, il testo qui riproposto in un unico libro rivede la luce grazie ad alcuni appassionati che ne sostennero per anni la ripubblicazione. Tornano così in vita personaggi che con le loro storie fecero commuovere tutti quelli che vi si riconobbero, ma non soltanto: un libro rivolto infatti soprattutto a chi missino non fu e non potrà mai essere, ma che avrà qui modo di scoprire chi furono veramente i "neofascisti" in casa loro: dietro le quinte, dietro le barricate, dietro i luoghi comuni.

 

LA PASSEPARTOUT PROPONE LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MARIANTONI

“Le storture del male assoluto – I “crimini” fascisti che hanno fatto grande l'Italia”

 


 

 

Venerdì 28 settembre alle ore 18, presso la sede associativa dell’associazione Passepartout (via Filippo Corridoni, 78 a Latina) è stato presentato il nuovo libro del giornalista Alberto B. Mariantoni dal titolo “Le storture del male assoluto – i “crimini” fascisti che hanno fatto grande l'Italia”.

E' un titolo volutamente provocatorio poiché di “storture” ne vengono descritte ben poche. Si tratta di un volume, edito dalla Herald Editore, che nasce dall'esigenza dell'autore di descrivere che cosa è effettivamente stato e che cosa ha rappresentato per l'Italia il fascismo. Un libro che, evidentemente, è stato a lungo maturato da Mariantoni il quale scrive “fin da quando ero bambino, non riuscivo a capire la flagrante e incomprensibile dicotomia che esisteva tra, il discorso ufficiale sul fascismo (che sentivo a scuola o attingevo dai media) e quanto, sullo stesso argomento , mi veniva raccontato dai miei genitori e parenti, con tanto di esempi visibili e tangibili.”

Ne esce fuori un'opera documentata oltre misura, nella quale il giornalista citando migliaia di norme, descrive come il fascismo sia stato un fatto rivoluzionario e di come abbia trasformato uno Stato liberale in uno Stato sociale.

Un'operazione titanica, attuata in circa venti anni, che vide la creazione, non solo di città in terre bonificate, ma di strutture sociali tese ad andare incontro alle esigenze delle famiglie, della gioventù e, soprattutto dei lavoratori.

Il regime esperì il tentativo di creare una religione del lavoro, dando ai lavoratori il giusto peso nel processo produttivo. Si potrebbe ricordare il riconoscimento delle “quaranta ore settimanali” o la creazione di una speciale Magistratura del Lavoro che tendeva ad una maggiore tutela dei lavoratori.

Ci si limiterà a riferire del telegramma, inviato il 16 luglio del 1937, da Mussolini al prefetto di Torino:“Comunichi al senatore Agnelli che nei nuovi stabilimenti FIAT devono esserci comodi e decorosi refettori degli operai. Gli dica che il lavoratore che mangia in fretta e furia vicino alla macchina non è di questo tempo fascista. Aggiunga che l'uomo non è una macchina adibita ad un'altra macchina.”

Il principe De Curtis direbbe “Ho detto tutto”.

Il compendio di Mariantoni, per propria struttura, sembrerebbe destinato agli studiosi ma può agevolmente essere apprezzato anche dal comune lettore.



 

IL BIGLIETTO DA VISITA DEL GRANDE POETA AMERICANO EZRA POUND

 

Clicca sull'immagine sotto per ingrandire

 

Poesia, storia, economia: ecco alcuni degli argomenti trattati fulmineamente da Ezra Pound in questo suo biglietto  da visita, che offre al lettore curioso - l'unico che ai suoi occhi meriti la fatica dello scrittore - un'intensa raccolta di pensieri e aforismi che sono altrettante munizioni per quella battaglia ingaggiata dall'autore dei Cantos contro la pigrizia intellettuale. A quasi quarant'anni dall'ultima edizione (Scheiwiller, Milano 1974), l'Archeometro ripropone le attualissime pagine di Carta da Visita, corredate da un saggio di Luca Gallesi dedicato alla vicenda biografica del poeta americano.

 

Xa MAS

 



Nell’aprile del 2007, per i tipi della Delta Editrice di Parma, è uscita in edicola e nelle librerie specializzate una nuova monografia di Daniele Lembo, dal titolo “Xa MAS”. Benché sia un lavoro di modeste proporzioni, è completo e ben documentato. Con oltre 100 fotografie e disegni tratta di tutte le imprese e di tutti i mezzi, con il vantaggio di un costo molto contenuto.
In particolare, sono trattati i seguenti argomenti: la nascita della Decima nel 1935; l’entrata in guerra quattro anni dopo e tutte le azioni degli S.L.C. – Siluri a Lenta Corsa – meglio conosciuti come “Maiali”, le azioni degli uomini Gamma, dei piloti di barchini esplosivi e motoscafi siluranti; la Decima in Mar Nero; la Decima all’8 settembre e la nascita Decima Repubblicana; le fanterie di Marina della Decima della R.S.I. sul fronte di nettuno, sul fronte del Senio e sul confine Nord Orientale; i motoscafi siluranti della Decima Repubblicana e le ultime azioni dei gamma e degli operatori dei siluri pilotati; MARIASSALTO, ovvero la Decima al sud con la Regia Marina; come la specialità sopravvisse nel dopoguerra e come la Decima fornì istruttori alla nascente Marina israeliana; la produzione di minisommergibili e siluri pilotati nel dopoguerra.

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PER NON DIMENTICARE QUEGLI ITALIANI MORTI SULLA SPIAGGIA DI VERGAROLLA

 

E' domenica  18 agosto 1946 e sulla spiaggia di Vergarolla, alla periferia di Pola, si sono riuniti centinaia di italiani. Fa caldo, è un'afosa giornata d'agosto ed è normale che tanta gente sia sul lido,    ma nell'occasione la folla supera di gran lunga quella normale nelle giornate di calore estivo. Il motivo di tante presenze è dovuto al fatto che  è prevista una manifestazione di nuoto della Società Nautica Pietas Julia che tiene la coppa “Scarioni”.
Nelle primissime ore del pomeriggio (ore 14.10) si verificherà un'esplosione devastante. Non lontano dallo stabilimento balneare, sono state accatastate 28 mine, di quelle del tipo antisbarco da Marina.
Quegli ordigni dovrebbero essere in piena sicurezza perchè sono state disinnescate dagli uomini del Genio e private dei detonatori. Contengono ancora l'esplosivo, ma non dovrebbero deflagrare. Eppure la tragedia avviene e spazza via da quella spiaggia un centinaio di cittadini di Pola.
Il numero delle vittime non è mai stato completamente definito, indicato intorno al centinaio, è composto da intere famiglie che vengono completamente spazzate vie. Quindi, nell'esplosione troveranno la morte vecchi, donne, bambini, talvolta in piccolissima età.

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