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LE POESIE DI DANIELE

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L’ULTIMA COLONIA

Le guerra coloniale in Africa Orientale Tedesca

1914-1918

 

 

L’Ultima Colonia è un saggio storico incentrato su una delle più importanti e meno note campagne militari della Prima Guerra Mondiale, quella relativa alla difesa da parte delle forze tedesche al comando del leggendario colonnello Paul von Lettow Vorbeck della colonia del Tanganika, isolata dalla madrepatria ed attaccata dagli eserciti britannici, belgi e portoghesi facenti parte dell’Intesa. Il libro analizza - sia sotto il profilo politico-economico che diplomatico-militare - i rapporti delle Potenze e dei rispettivi possedimenti europei alla vigilia e durante la Grande Guerra e tutte le fasi della campagna d’Africa Orientale che vide il piccolo contingente del colonnello Vorbeck impegnato in un confronto senza speranze.

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LA CINEMATOGRAFIA DI GUERRA NEL CORSO DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE E NELL’IMMEDIATO DOPOGUERRA

 



La cinematografia nazionale, nel corso del secondo conflitto mondiale, analogamente a quella delle altre nazioni impegnate nel conflitto, realizzò film di guerra con un chiaro fine propagandistico. D’altronde si fa pubblicità a qualunque cosa non vedo perché non si debba fare pubblicità alla guerra in modo tale da incoraggiare gli arruolamenti e gli eroismi.
Fu  così che nel 1941 venne prodotto dal Centro Cinematografico della Marina “Uomini sul fondo”, per la regia di Francesco De Robertis, all’epoca Ufficiale di Marina. Il film, più che una vera pellicola cinematografica era una sorta di documentario sui sistemi di salvataggio in uso a bordo dei nostri sommergibili. Narrava infatti del sommergibile A103, bloccato sul fondo marino a causa di un incidente e del salvataggio dell’ equipaggio, portato a termine con una vasta operazione che vedeva impegnatie navi ed aerei E’ da evidenziarsi che per la produzione del film il De Robertis, non fu l’unico ad essere “prestato” dalla Marina al mondo del cinema, ma tutte le scene furono girate utilizzando, come attori, personale in servizio della Regia Marina.
L’anno successivo, lo stesso Centro mise in opera un secondo film, sempre diretto da De Robertis e dedicato al mondo dei sommergibili: ”Alfa Tau”. Ispirato ad un episodio bellico realmente accaduto, la pellicola narrava del rientro da una missione del sottomarino Toti alla base.

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L’UOMO DELL’OPERAZIONE STELLA
Luigi Ferraro

 

Appena ragazzo, scoprii il mondo della Decima Flottiglia Mas quasi per caso. Sono nato negli anni sessanta e per me la televisione era la RAI, aveva solo due canali ed era a colori giusto perché i colori erano, per l’appunto due: bianco e nero. Ebbene, la Rai, all’epoca era molto differente da quella he è la televisione oggi e trasmetteva film, per lo più americani, raramente. La mia fortuna consisteva nel fatto che avevo libero accesso all’unico cinema del paese grazie al fatto che mio padre ne teneva la contabilità. Ricordo che un giorno mi disse: “stasera non perderti il film …vieni a cinema”. Non c’era bisogno che me lo dicesse: ci andavo, regolarmente, tutte le sere d’inverno, anche perché al paese non c’era molto altro da fare.
Quella sera assistetti alla proiezione di “I sette dell’orsa maggiore”. In seguito ho scoperto che la pellicola era del 1953 e vedeva alla regia Duilio Coletti.

Il film narrava di una squadriglia denominata dell’”Orsa maggiore” ed era, in sostanza, la riduzione cinematografia delle gesta degli assaltatori della Decima Flottiglia Mas, nel corso della seconda guerra mondiale.

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L’ARDITO ITALIANO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

PROFILO - IMPIEGO -EQUIPAGGIAMENTO - ARMAMENTO

di DANIELE Lembo

 

PROFILO - IMPIEGO

Chi chiedeva di diventare un Ardito aveva, come è ovvio, caratteristiche fisiche e di coraggio al di fuori della norma. Il coraggio dei singoli poi, si sommava, nella carica di audacia dell’intero reparto che trovava ragione di esistere e di combattere in un vero e proprio patrimonio di spregiudicatezza o, meglio, di vera e propria guasconeria.

Per quanto riguarda l’impiego di queste unità è da dire che il Comando Supremo ebbe, nei riguardi dei reparti Assalto un atteggiamento di particolare cura, come peraltro disposto dalle le Circolari nr. 3624 del 9 ottobre 1915 e nr. 6250 del 14 maggio 1916. Gli arditi, tenuti sempre lontano dagli ordinari turni di trincea e dalle corvee più faticose,venivano impiegati unicamente nei momenti topici dell’attacco. I reparti, no facevano vita di trinca ma erano portati in prossimità della linea del fronte solo al momento dell’assalto per essere impiegati freschi al fine di poter dare il massimo del rendimento. Tale impiego dei reparti di arditi, unitamente al fatto che ad essi fossero destinatari di premi in denaro e licenze premiali, fece nascere e prosperare nei loro confronti un notevole rancore da parte degli umili fantaccini i quali, oltre ad effettuare gli stessi assalti, vivevano quotidianamente il fango e i pidocchi offerti dalle trincee. Si trattava, tutto sommato, di un risentimento giustificato dal fatto che la pelle, in fin dei conti, la si rischiava tutti.

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GLI ARDITI ITALIANI NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

di DANIELE Lembo

  

Ci sono cose, persone, opere d’arte, prodotti dell’ingegno e, talvolta, anche reparti o solo specialità militari che si impongono prepotentemente nell’immaginario collettivo di un popolo, fino a divenirne parte integrante del comune sentire di quella Nazione.

Durante il primo conflitto mondiale nacquero i reparti di Arditi. In sostanza, erano reparti di assalto ma è da rilevare come tali Unità speciali, dopo aver conquistato all’epoca trincee e apprestamenti difensivi nemici, si siano poi conquistati un posto d’onore nella storia Nazionale.

La storia della nascita e dell’evoluzione degli Arditi in quel conflitto ha trovato, fino ad oggi, ampia e completa trattazione da parte di seri ed autorevoli studiosi ma non reputo inutile fornire al lettore una veloce ed agevole sintesi della storia di quei reparti, anche per permettere a chi legge di saperne di più sulle vicende di questi combattenti italiani.

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Vi segnaliamo la recensione di

MARIA SOFIA
Regina dei Briganti
di Fulvio Izzo

uscita sul numero 59
de  “L’Alfiere”

 

Maria Sofia

 

L’esistenza d’un personaggio che sopravvive al momento in cui la storia ne ha già consegnato al mito l’immagine è difficile da viversi, prima ancora che da narrarsi. Se la vita di Maria Sofia si fosse conclusa a Gaeta, la sua immagine sarebbe rimasta soprattutto legata a quei soldati, fedeli alla loro giovane e bella regina, di cui la poesia di Ferdinando Russo ha esaltato il ricordo; e che quella loro intrepida fedeltà pagarono, a volte col sacrificio della vita, negli infami “lager dei Savoia”: che proprio Fulvio Izzo, svelando fatti rimossi di proposito dalla memoria e dagli archivi, ha magistralmente rievocato (Controcorrente, 2^ ed., 2005).

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MANUALE DELLA PERFETTA SEGRETARIA

"Il corso è rivolto alle due parti contraenti: un ipotetico datore di lavoro (privato, pubblico, azienda ecc.) e il futuro personale dipendente che aspira al ruolo e analizza le diverse prospettive che dovranno volgere alla convergenza per raggiungere il medesimo obiettivo: un rapporto lavorativo armonioso e duraturo." - Roberta Gigli

Roberta Gigli è nata il 6 Marzo del 1978. E' un Consulente del Lavoro iscritta presso l’Ordine della Provincia di Roma. Ha ottenuto l’abilitazione superando l’esame di Stato in età giovanissima nell’anno 2001 , si è poi iscritta definitivamente nell’anno 2009. E’ un’appassionata del diritto del lavoro nazionale e comunitario, ha conseguito il titolo di mediatrice e conciliatrice. Ha partecpiato ad un corso di formazione per aspiranti CTU e Ausiliari del Giudice. Tra le varie esperienze professionali, ha insegnato in scuole di formazione agli adulti il D.Lgs. 81/2008 ed è stata docente nel Progetto istituito con Fondo Sociale Europeo “Gestione del personale dipendente , riflessi sull’imprenditore e metodi innovativi di organizzazione”. Ha redatto articoli inerenti la materia del lavoro in Unione Giovani Consulenti del lavoro di Roma e per la rivista on line “Mondoprofessionisti”.

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Alla ricerca dell'"arma segreta" inventata da Marconi

L'opera di Daniele Lembo "Prima che tutto sia finito" in concorso al Premio Acqui Storia

 

 

In una sua autobiografia, edita a Parigi da Fayard nel 1973, dal titolo "Mussolini sans masque" e tradotta nel 1980 da Rusconi col titolo "Mussolini privato", la moglie del Duce ricorda un'avventura occorsale in un pomeriggio del giugno 1936. Rachele aveva detto a Benito che si sarebbe recata ad Ostia per controllare dei lavori che stavano facendo in una piccola proprietà agricola. E lui, sorridendo, le aveva risposto: "Trovati sull'autostrada Roma-Ostia fra le tre e le tre e mezza. Vedrai qualcosa che ti sorprenderà". Bene, la sorpresa ci fu. Perchè, intorno a quell'ora, l'auto con cui era partita da Villa Torlonia improvvisamente si bloccò. Nessun guasto al motore, nessun modo di farla ripartire, l'autista in crisi perchè non ci capiva nulla. Capitò ad altre automibili che transitavano sull'autostrada ed anche a delle motociclette. Poi, dopo venti minuti, tutto riprese a funzionare. Che cosa era accaduto?

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RINO COZZARINI …. SULLA STRADA DELL’ONORE

 


Nella serata dell’8 settembre 1943 il programma di canzonette, mandato in onda dall’EIAR, venne interrotto dalla voce del Maresciallo Badoglio che, incisa su di un disco, diffondeva il bollettino di guerra n. 1201: “il Governo Italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo - americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo - americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.”
L’annuncio dell’armistizio diffuso dalla radio fece credere a molti che la guerra era finita, dando origine ad estemporanee scene di gioia tra civili e militari. Il ritorno alla realtà sarebbe venuto di li a poco, quando gli italiani si sarebbero accorti che il peggio doveva ancora iniziare.
In un atmosfera di “tutti a casa”, le Forze Armate si sbandarono in maniera disastrosa. Emblematico esempio della situazione, propostoci dalla cinematografia nazionale, è quello del tenente Alberto Innocenzi (Alberto Sordi), nel film “Tutti a casa”. Il giovane Innocenzi, trovandosi, al momento dell’annuncio della resa, con il reparto in marcia si accorge che i tedeschi stanno sparando addosso agli italiani e, non riuscendo a capire che cosa stia accadendo, telefona in caserma e comunica al suo comandante : “signor colonnello è successa una cosa incredibile. I tedeschi si sono alleati con gli americani”. La frase dell’ingenuo tenente di fanteria è tale da ben riassumere la situazione di pericoloso caos creatasi per i militari e, in generale, per tutti gli italiani all’annuncio dell’armistizio.

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POLARIS

 

Polaris è la rivista trimestrale, oramai al terzo anno, dell'omonimo centro studi, animato da gabriele Adinolfi, che tende ad un modello  al quale si avvicinaprogressivamente che non ha ancora un nome proprio in italiano. Usando l'anglicismo corrente, si potrebbe definire, non senza qualche disagio per la sudditanza linguistica, un Think Tank.

La scommessa che si prefigge di vincere è di farne qualcosa di simile ma di diverso, in quanto non lo intende al servizio di potentati economici ma della comunità nazionale.

Quando potrà dire di aver vinto questa scommessa sarà probabilmente anche riuscito a dare la definizione italiana di un Think Tank oltre alla sua italica versione.

Lo scopo della rivista - trimestrale - è di spaziare in ampiezza e in profondità sulle questioni che ci riguardano tutti. Ogni aspetto della vita, sociale, politica, culturale, esistenziale.

Si è scelto di esporre le analisi in forma sintetica, in pezzi brevi, frutto di una continua limatura e di un esercizio che ognuno dei collaboratori si è imposto, disciplinatamente, a ragion veduta.

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GIACOMO MATTEOTTI
E ARMANDO CASALINI
DUE STORIE DELL’ANNO 1924



Alle elezioni dell’aprile 1924 i fascisti presentano quello che passerà alla storia come il “listone”. La compagine proposta ha la particolarità di comprendere anche uomini che poco o nulla hanno a che fare con il fascismo. In realtà, Mussolini vuole riunire intorno a se gli elementi più rappresentativi della politica italiana per essere sicuro di vincere e soprattutto per testare quale gradimento abbia, da parte del paese, la sua politica. Aderiscono al “Listone “ personaggi del calibro di Salandra e di Orlando. Alle votazioni previste per il 6 aprile, va a votare il 64 per cento degli elettori, una percentuale evidentemente altissima. È un successone per il fascismo che raccoglie il 66 per cento dei voti validi, ovvero 4. 600.000  voti su di u totale di 7.000.000 di voti effettivi.

Mussolini ed i suoi ottengono 374 seggi, mentre 159 vanno all’opposizione. L’ottimo risultato è raggiunto anche in virtù del fato che i fascisti si sono impegnati duramente nella campagna elettorale per fruire dei vantaggi previsti dalla legge  “Acerbo” che, passata l’anno prima, garantisce un grosso premio elettorale alla lista che raggiunge il 25 per cento dei voti, percentuale che viene abbondantemente superata dalla lista fascista.

I nuovi deputati si insediano il 24 maggio e già dall’inizio del nuovo mandato la maggioranza deve contrastare un’opposizione che, avendo mal digerito una sconfitta umiliante, fa delle denuncia di presunti brogli elettorali il proprio cavallo di battaglia. Il 30 maggio il deputato socialista Giacomo Matteotti pronuncia un discorso infuocato, nel corso del quale, tra le vivaci proteste dei deputati avversari, ancora una volta lamenta il fatto che “la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti, non li ha ottenuto di fato liberamente”. Insomma, il deputato socialista, non accettando la plebiscitaria vittoria antagonista afferma che i risultati sono stati falsati dalle violenze squadriste In realtà le elezioni si sono svolte in un clima piuttosto violento per entrambi le parti e  le violenze i fascisti le hanno fatte ma le hanno anche subite. Infatti, nel periodo della campagna elettorale hanno avuto 18 morti e 147 feriti.

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SPECIALE

 

Il Prof. Augusto Sinagra, ordinario di Diritto dell'Unione Europea, ha concesso la pubblicazione di un suo interessante studio. Gli giungano tutti i miei più cordiali ringraziamenti. Daniele Lembo

 

LO STATUS GIURIDICO DI COMBATTENTI LEGITTIMI DEI MILITARI DELLE FORZE ARMATE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

(Alla luce della sentenza n. 747 del 26 aprile 1954 del Tr ibunale Supremo Militare)

di

Augusto Sinagra

Sommario: 1. Cenni introduttivi. - 2. La violenza tedesca e la violenza anglo-americana. I Militari della r.s.i. come Combattenti legittimi. - 3. La sentenza n. 747 del 26 aprile 1954 del Tribunale Supremo Militare. - 4. I rapporti tra i Comandi della r.s.i. e i Comandi tedeschi. - 5. Il comportamento di taluni esponenti delle Forze Armate regolari del Regno del Sud. - 6. Legittimità dei Combattenti delle Forze Armate del Regno del Sud e dei Combattenti della r.s.i. - 7. L’Archivio Storico dell’Esercito italiano e la vicenda di Cefalonia. - 8. I rapporti tra i Militari del Regno del Sud, i Militari della r.s.i. e le Forze Armate anglo-americane. - 9. Riflessioni conclusive.

 

1.) La data dell’8 settembre 1943 segna la pubblicizzazione della vergognosa resa senza condizioni sottoscritta a Cassibile il 3 settembre 1943, il cosiddetto armistizio breve (e il re, ovviamente ben informato della resa, della sua resa, nonostante ciò assicurava mendacemente l’Ambasciatore tedesco a Roma il 4 settembre 1943 della perdurante fedeltà italiana all’alleato germanico!); la data del 4 giugno 1944 ricorda l’entrata a Roma, e la sua occupazione, da parte del nemico anglo-americano.

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LE INFONDATE PREOCCUPAZIONI DI FAMIGLIA CRISTIANA E … DI MIA FIGLIA

 

 

L’altra sera, dopo una giornata di lavoro, ero finalmente a casa e, finalmente, seduto in poltrona, riuscivo a dare un’occhiata al giornale che avevo comprato la mattina prima di entrare in ufficio.
La mia attenzione era stata inevitabilmente catturata da un articolo, in seconda o terza pagina, che trattava della campagna avviata dal Ministro Brunetta contro i fannulloni nella Pubblica Amministrazione.
Leggendo quell’articolo mi si era disegnato in volto il disagio. Conosco decine di dipendenti statali che hanno il senso dello Stato e non hanno nulla a che fare con la genia di sfaticati che qualcuno descrive. Si tratta di persone che la mattina, dopo essersi vegliati prima delle sei ed essersi sorbiti più di un’ora di viaggio tra treni, metropolitana ed autobus, arrivano in ufficio e si mettono a lavorare. E’ gente sulla quale ogni giorno si può contare, perché mandano avanti la macchina dello Stato, ma questi ultimi per il Ministro Brunetta sembrano non esistere affatto.   
Mia figlia, che benché ancora una bambina si sta dimostrando alquanto perspicace, ha intuito le ragioni del mio disappunto ed è sbottata dicendomi: “Papà, non ti avvilire… Questi sembrano essere tali e quali a quegli altri…vuoi vedere che ha ragione Famiglia Cristiana?”.

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IL GIORNO DEL COMPITO DI MATEMATICA

QUEL GIORNO SANTA RITA AVEVA ALTRO DA FARE

 

Esame di stato

 

A molti di noi capita di fare sogni ricorrenti, quasi a tutti accade di far ne uno in particolare.

E’ il sogno principe, una visione onirica che , benché ci riporti a tempi felici , è in sostanza un incubo. Io quel sogno particolare m e lo sono fatto anche stanotte.

Ero seduto in un banco e, circondato dai miei amici di quinta liceo, ero alle prese con il compito di matematica dell’esame di Stato . Si trattava di una serie infinita di problemi di analisi matematica alla quale non sapevo dare risposta alcuna. Avevo davanti un foglio con numeri e cifre al quale corrispondeva il vuoto totale nella mia testa.

La cosa curiosa è che, mentre tutti i miei amici di scuola conservavano , nel sogno, le stesse sembianze di trentadue anni fa, solo io avevo lo stesso aspetto che ho oggi.

Provate a immaginare: un cinquantenne pelato, imbiancato e con la panza in mezzo a tanti diciottenni, belli, giovani e pieni di sogni e speranze. Insomma, quello dell’aspetto fisico era un ulteriore incubo nell’angoscia del sogno matematico.

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Con le fiamme cremisi a difesa della patria

dal quotidiano Latina Oggi del 11.06.2012

 

Un racconto di Daniele Lembo, una storia che vuole fare emergere come senso del dovere e fiamma dell'amor patrio caratterizzino un Bersagliere per tutta la vita.

Potete leggerlo direttamente dalle pagine del quotidiano Latina Oggi dell'11.06.2012, cliccando qui e qui.

 

La strage sconosciuta di Balvano

I segreti di un disastro ferroviario ignorato



Il più grave incidente ferroviario della storia, è avvenuto in Italia, il 3 marzo 1944, quando il treno merci 8017, si bloccò nella Galleria delle Armi, a Balvano, provincia di Potenza, e non riuscì ad uscirne.
Nell’incidente (per qualche decina di metri avvenuto nel territorio lucano), perirono (avvelenate dal monossido di carbonio), oltre seicento vittime: la maggior parte della quali provenienti dalla zona Ercolano, Resina, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Angri, Cava dei Tirreni e Napoli.

Balvano


Se furono incredibili le modalità della tragedia, ancora più incredibile è la maniera nella quale questa strage, dai molti responsabili (non escluse le forze alleate angloamericane, che, in quel periodo, governavano in tutto e per tutto, il meridione d’Italia), è stata ignorata dalla memoria collettiva. Indagini sbrigative, censura militare e ragion di stato, congiurarono per una quasi completa rimozione dell'accaduto. Ad alcune tra le famiglie delle vittime, dopo lunghe vicende giudiziali, fu riconosciuta una modesta indennità, ma quella di Balvano fu, è stata e continua ad essere una strage con molti responsabili e nessun colpevole, come molte altre del dopoguerra italiano, con l'aggravante di essere totalmente ignota ai più.
Infatti, mentre in tutto il mondo si conosce la tragedia del Titanic, quella del Treno 8017 è quasi sconosciuta.
Nel 2005, il libro-inchiesta di Gianluca Barneschi "Balvano 1944 - I segreti di un disastro ferroviario ignorato", pubblicato, dopo un lavoro durato undici anni, per la prima volta, ha divulgato tutti i particolari della indagine svolta dagli Alleati (reperiti e desecretati, presso gli archivi inglesi).

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