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LE POESIE DI DANIELE

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Today: 22 Ott 2019

“Italiani nelle guerre d’Africa”



Per i tipi dell’IBN Editore di Roma, nella collana Pagine Militari, è uscita la monografia di Orazio Ferrara dal titolo “Italiani nelle guerre d’Africa”. E’ il libro del coraggio, del Beau Geste ovvero del bel gesto militare. E ce n’è per tutti. Alpini, bersaglieri, fanti, camicie nere, marò.

Italiani nelle guerre d'Africa

Altro che “inadatti al combattimento” come disse malevolmente nel corso del secondo conflitto il solito supponente generale inglese.  Parliamo dell’eroismo dei soldati italiani, che nelle guerre africane dalla fine dell’Ottocento al secondo conflitto mondiale, malgrado certi scriteriati capi militari e politici in un’incredibile continuità nel pressapochismo e non poche volte nell’incompetenza che lascia esterrefatti, fecero molto di più del dovere richiesto normalmente ad un combattente in guerra.  Anche le nostre truppe di colore (ascari, spahis, dubat, zaptiè) fecero la loro brava parte, e non sfigurarono affatto nella gara del valore. Si cominciò con Romolo Gessi con una vittoriosa guerra-lampo contro gli schiavisti e si terminò nei bagliori da tregenda della Tunisia in fiamme del ’43, quando i pur bravi  tedeschi si arrendevano in massa, i nostri caparbiamente non mollavano.

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IL LIBRO DI PAOLO CAMAIORA SULLE COLONIE MARINE DEL LITTORIO

 

Abito in provincia di Latina e, dalle mie parti, quando ci si sofferma sul Ventennio fascista, inevitabilmente, si corre con il pensiero all'enorme bonifica dalla palude e alla costruzione delle cinque nuove città. Con il tempo, si è giunti alla conclusione che le città di fondazione pontine furono solo una modesta parte dei nuovi agglomerati urbani creati in quel periodo.

Littorio

E' da evidenziare, però, che il fascismo non fu solamente un enorme cantiere edile. Perché se passasse la tesi che la sua opera si limitò alla costruzione di città ed edifici, alla fine si giungerebbe a credere che Mussolini fu poco più di un capomastro a capo di una combriccola di muratori.

Il Regime, con un impianto normativo, mai visto fino ad allora, riuscì a trasformare uno stato liberale in uno stato sociale. Tanto per citare, è di quegli anni la creazione di strutture statali come l'INPS e l'INAIL, allora chiamate INFPS e INFAIL, dove l'aggiunta della “F” nell'acronimo non è difficile da spiegare.

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Storie di italiani d'Africa - La Maestra Adriana

 

Da qualche tempo a questa parte, a qualunque riunione pubblica partecipassi, mi capitava di incontrareuna signora che a quel raduno era intervenuta tenendo bene in vista un labaro.

Dovunque andassi, la signoraera lì con il suo labaro issato a mò di bandiera.

Quella donna non poteva non incuriosirmi ed ho voluto conoscerla. 

wwwalbertoparducci.it

Adriana Nastri, ha insegnatoa Sermoneta per dodici anni ed oggi è felicemente in pensione. Ma la maestraAdriana non è originaria di Sermoneta. In realtà, non è nata neanche in Italia.

La storia della Nastri è unadi vicenda di un grande amore per la Patria, ma soprattutto è una storia cheparte molto da lontano e che vale la pena di raccontare:

nel 1810 ci fu notevoleemigrazione italiana verso l’Egitto e la famiglia siciliana della madre dellaNastri si trasferì in quelle terre, come pure ci si trasferì la famiglia delpadre che proveniva da Scafati.

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L'AMANTE DEL FEDERALE

UN LIBRO DI SERENA GRANDI

 

Non mi si chieda se c'è vita oltre la morte, non posso rispondere, semplicemente, perché non lo so. Sono certo, invece, che c'è vita oltre le tette e quando parlo di tette mi riferisco a Serena Grandi, una donna che non è solo bella ma che, per una generazione come la mia, ha rappresentato il principio stesso della bellezza femminile. Carnosa, burrosa, morbida, con uno sguardo tale da essere capace, con una sola occhiata, di strapparti l'anima. L'essenza della carne e della sensualità concentrati in un unico essere, da sola è riuscita ad essere il gineceo nel quale ogni mio coetaneo avrebbe voluto essere rinchiuso.

Negli anni ottanta frequentavo una scuola militare, ebbene, in quella clausura per soli uomini, non c'era armadietto dal quale non spuntasse in immagine quel sacrario della voluttà. Sarà stato il novembre del '95 e in quel cinema di Cuneo proiettavano un film (mi sembra fosse La signora della notte) con la Grandi. C'era una scena in cui l'esplosiva attrice si sedeva su una sedia ginecologica con le pudenda (in realtà nessuno le chiama pudenda ma sui giornali non si può scrivere proprio tutto) ampiamente rivolte a favore dello spettatore. Un repentino cambio di immagine dell'improvvido regista, mostrò tutt'altra cosa da ciò che si agognava di vedere. Il mio sospiro in sala fu talmente forte che dovettero udirlo fino in Francia.

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AVIAZIONE NAZIONALE REPUBBLICANA

E' arrivato il momento di raccontare


Mario Montano, dopo “Aquile alla bufera”, ha dato alle stampe, per i tipi della "Novantico Editrice", un nuovo volume sugli aviatori della R.S.I.. Si tratta di "Gli irriducibili del cielo" (pagg. 152 euro 18). Su quei piloti e, in particolare, su uno di loro, ha scritto anche Luciano Garibaldi, in un suo articolo apparso sul Secolo d'Italia del 29/11/2011.

Garibaldi, nel suo pezzo dal titolo “Visconti, l'aviatore che difese Milano dalle bombe alleate - Si arruolò nella RSI per contrastare i bombardamenti sui civili” afferma: “Non è possibile far finta di nulla e continuare a mantenere nell'oblio una delle figure più eroiche della storia della nostra Aeronautica nella Seconda Guerra Mondiale. Mi riferisco ad Adriano Visconti, la cui memoria viene ogni tanto rievocata grazie alla passione di superstiti di quell'epoca come Mario Montano (combattente pilota oggi 85enne che ha di recente dato alle stampe Aquile nella bufera per Novantico Editrice), o di appassionati storici come Daniele Lembo, che ha dedicato alla figura di Adriano Visconti un ottimo servizio sulla rivista "Storia del Novecento". Su di lui è stato anche scritto il libro di Pesce-Massimello Adriano Visconti. Asso di guerra, edizioni Storia militare.”

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Pierluigi Romeo di Colloreodo

Frecce Nere! Le Camicie Nere in Spagna, 1936-1939

 

 

Dell'impiego in linea del Corpo Truppe Volontarie, inviato da Mussolini in aiuto ai nazionalisti di Franco a partire dal 1936, la storiografia e la pubblicistica corrente concentri la propria attenzione su un periodo di un mese, sino al marzo del 1937, quando avvenne la battaglia di Guadalajara, enfatizzando l'unico insuccesso del C.T.V. (presentando comunemente come una sconfitta catastrofica, cosa che non fu), ma trascurando i rimanenti venticinque mesi, forse per non dover dire che dalla primavera del 1937 al 1939 gli italiani in Spagna furono sempre vittoriosi, surclassando tutte le formazioni militari nemiche ed alleate in una delle pagine più ricche di successi della storia militare italiana.

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VIVERE E MORIRE PERUN'IDEA

CI HA LASCIATI AIMONE FINESTRA, L'UOMO CHE SAPEVA RIDERE

Aimone Finestra

Appena sposato andai ad abitare con mia moglie in provincia di Latina. Ero da poco giunto in zona e un giorno stavo con la testa calata in uno dei miei libri, una monografia sulle Bande Volontari Anticomunisti in Dalmazia, e mi imbattei nel nome di un ufficiale italiano, che una di quelle bande irregolari aveva comandato: Aimone Finestra. Non era un nome molto comune, decisi di rintracciarlo per saperne di più su quei reparti slavi. Non fu difficile, scoprii che quell'ufficiale, ormai un signore di una certa età, abitava a Latina, a pochi chilometri da casa mia.

Era nato a Todi nel febbraio del 1921 e, senza che avesse dato un suo esplicito consenso, aveva fatto parte del più grosso esperimento sociale fatto in Italia negli ultimi secoli. Casa Savoia aveva fatto l'Italia, il Fascismo si assunse il compito di fare gli italiani, creando una struttura educativa destinata a seguire i giovani dalla culla fino all''università.

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 LO STRANO VIAGGIO DI DUE MITRA, DALLAREPUBBLICA SOCIALE ITALIANA AL SEQUESTRO MORO

Nei circa seicento giorni che durerà la breve vita della Repubblica Sociale Italiana, avranno in dotazione tra le altre armi, due mitra, rustici nelle forme ma piuttosto bruttini.

Nel 1944, i disegnatori Toni e Zorzoli Giandoso progettano, in collaborazione con la fabbrica d'armi Arma guerra Cremona, il mitra T.Z. 45.

T.Z. 45

Si tratta di un mitra calibro 9mm parabellum, con caricatori da venti e quaranta cartucce che spara a colpo singolo e a raffica. È dotato di un calciolo retrattile che ha la particolarità di scorrere lungo il castello di culatta.

Volendone dare alcune misure, ricorderemo che la lunghezza totale, con calciolo esteso, è di 851 mm. e di 566 mm con calciolo retratto. La canna, lunga 229 millimetri, è protetta da una gabbia con asole allungate. La cadenza di fuoco teorica è di 550 colpi al minuto.

L’arma sarà poi prodotta dalla ditta "Fratelli Giandoso" di Brescia, per andare ad equipaggiare le Forze Armate della Repubblica di Mussolini

Altro mitra che compare nelle mani degli uomini della R.S.I. è il F.N.A. modello B – 1943, meglio conosciuto come FNAB 43 o, ancora meglio, solo come F.N.A..

F.N.A.B. 43

Anche questo è una pistola mitragliatrice di calibro 9mm parabellum, con caricatori da venti o quaranta cartucce.

E’ concettualmente un po’ più vecchio del predecessore in quanto, sviluppato nel 1942, entra in produzione nel 1943, a cura della Fabbrica Nazionale Armi di Brescia, di cui FNAB è l’acronimo. Anche questo secondo mitra ha la possibilità di sparare sia a raffica che a colpo singolo ed ha la canna protetta da una camicia traforata con funzione raffreddante, simile a quella del mitra russo PPSh 41, più famoso come Pepeshà.

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ACCA LARENZIA, PER NON DIMENTICARE

 

 

Ci sono vicende, nella storia di un popolo, che meritano di non essere dimenticati.  

Una di queste, è quanto accadde il 7 gennaio 1978 a Roma, al quartiere Appio Tuscolano. In via Acca Larenzia, vi era una sede del Movimento Sociale Italiano e, verso sera di quel giorno, mentre alcuni ragazzi del Fronte della Gioventù stavano facendo volantinaggio, furono attaccati a colpi di mitraglietta.

L’azione, si rivelò micidiale e il ventenne Franco Bigonzetti fu ucciso sul colpo, mentre altri del gruppo, di cui uno ferito, riuscirono a barricarsi nella sede del partito, chiudendo la porta blindata che ne proteggeva l’acceso. Uno solo di loro, il liceale diciottenne Francesco Ciavatta, tentò la via di fuga lanciandosi lungo la scalinata che era al lato dell’ingresso della sezione. Non riuscì a correre più veloce delle pallottole dei vigliacchi che lo avevano aggredito. Colpito alle spalle, sarebbe spirato poco dopo in ambulanza.  

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CARABINIERI

Il nuovo libro di Daniele Lembo, di imminente pubblicazione

 

Carabinieri


CARABINIERI – L'ARMA NELLE GUERRE ITALIANE DEL NOVECENTO

 


In un agevole Volumetto dal titolo “CARABINIERI – L'ARMA NELLE GUERRE ITALIANE DEL NOVECENTO” Lembo analizza uno degli aspetti meno conosciuti dell'Arma Benemerita.

Troppo spesso ci si limita, infatti, a considerare l'Arma dei Carabinieri unicamente come una forza di polizia. Se oggi l'Arma è la quarta Forza Armata, per secoli è stata la prima Arma dell'Esercito Italiano e, come tale, ha partecipato a tutte le guerre nazionali del novecento.

L'autore narra nel primo capitolo della nascita dei Carabinieri che furono istituiti con le Regie Patenti del 13 luglio 1814, queste si componevano di sedici articoli dei quali dieci dedicati alla costituzione del Buon Governo e i restanti sei al Corpo dei Carabinieri.

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I SERVIZI SEGRETI ITALIANI ALLA VIGILIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

IL S.I.M., IL S.I.S. E IL S.I.A.


Qualsiasi sistema militare, per essere vitale e operare al pieno delle sue capacità, oltre che di armi efficaci, di uomini e di una struttura logistica che consenta a questi uomini di vivere e combattere, ha necessità anche di informazioni su amici e nemici. Conoscere il proprio nemico consente di valutarne la reale potenza, prevederne le mosse e individuarne deficienze e punti deboli. Di pari passo, le informazioni sui propri amici e alleati, danno la possibilità di calcolarne la forza e quindi l’aiuto effettivo che se ne può ricevere ma anche di prevedere la probabilità di eventuali defezioni e con questa l’affidabilità di amici e alleati. Un buon sistema informativo vale in guerra quanto e più di buoni cannoni perché la previsione delle mosse altrui consente di prendere le opportune iniziative difensive e offensive e di pararle anzitempo.

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RUGGERO ROMANO…CHI ERA COSTUI?


Il titolo “RUGGERO ROMANO…CHI ERA COSTUI?” dovrebbe essere forse sostituito dalla frase “Ruggero Romano…e chi ca…è?” che, tutto sommato, è quello che ho veramente esclamato quando un amico mi ha fatto notare come troppo spesso si affrontato i vari aspetti della Repubblica Sociale Italiana, senza mai trattare però di personaggi, quali per esempio il Romano, che continuavano a restare nell’ombra.

Nella norma scrivo di cose che mi interessano in prima persona. Prima che “scrittore” sono lettore e penso che se vi sono argomenti che mi interesserebbero leggere, questi, sicuramente interesseranno anche i miei lettori.

Questo articolo nasce, a differenza degli altri da me prodotti, dalla mia curiosità, oltre che dalla necessità di dare una risposta all’amico di cui prima.

Fatta una necessaria premessa, passiamo adesso ai fatti:

il 12 di settembre ’43, le truppe aviotrasportate germaniche liberarono Mussolini dalla sua prigionia a Campo Imperatore (Gran Sasso). Appena due giorni dopo, il Duce incontrò a Rastenburg, in Germania, il Fuhrer. Il capo del Fascismo riassunse la direzione del Partito dal giorno 15 di quel settembre, nominando Alessandro Pavolini segretario provvisorio del P.N.F., Partito che dal seguente giorno 17 assunse la denominazione di P.F.R.- Partito Fascista Repubblicano.

Il giorno successivo, dalla Germania, avrebbe parlato agli italiani alla radio: “camicie nere, italiani e italiane, dopo un lungo silenzio ecco che nuovamente vi giunge la mia voce e sono sicuro che la riconoscerete”.

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GIOVANNA DEIANA LA NON VEDENTE CHE NON SI ARRESE




La Domenica del Corriere del 15 dicembre 1940 XIX - Anno 42 n. 51, all'epoca supplemento illustrato del "Corriere della Sera", riportava in copertina una tavola di Beltrame che raffigurava una ragazzina che, mentre con una mano si copriva gli occhi, con l'altra trascinava fuori di casa i suoi fratellini. La didascalia, spiegava compiutamente il fatto al quale l'immagine si riferiva: “Il segretario del Partito ha citato all'ordine del giorno del Comando generale della G.I.L. e proposto a capo-manipolo la Giovane Italiana Giovanna Deiana, del Comando federale della G.I.L. di Verona, con questa motivazione: "Colpita al viso durante l'incursione aerea nemica del 21 ottobre da una scheggia di bomba che le cagionava la perdita totale della vista e la poneva in grave pericolo di vita, dava prova di grande forza morale e di vivo spirito fascista.

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PER NON DIMENTICARE GLI ITALIANI CACCIATI DAL NORD AFRICA

 


In provincia di Latina, vivono numerosissimi italiani rimpatriati dal Nord Africa.

Benché la storia degli italiani cacciati dalla Libia sia piuttosto nota, forse vale la pena rinfrescarla ad uso dei più giovani: nel settembre del 1969, un giovanissimo Gheddafi conquistò il potere in Libia, con un colpo di stato, tutto sommato, incruento. Già nello stesso mese, molti italiani incominciarono a lasciare quella che anni prima era stata chiamata “la quarta sponda”. Il nuovo governo di Gheddafi, in un primo momento, negò che i nostri connazionali fossero costretti, in qualche modo, ad andare via e, anzi, palesò di volere che restassero.

Fatto sta che, nell’agosto settembre del 1970, circa ventimila italiani furono costretti a rientrare in Patria. Per molti, fu una vera e propria avventurosa fuga. Con l’avvento al potere di Gheddafi il vento in quelle terre era cambiato notevolmente a sfavore dei nostri compatrioti, nei confronti dei quali era intervenuto un decreto di espulsione e di confisca di tutti i beni.

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CHI MUORE SI RIVEDE, IL NUOVO ROMANZO DI PIERLUIGI FELLI.

 



Pierluigi Felli, sabato 31 marzo, ha presentato il suo ultimo volume dal titolo “ Chi muore si rivede” (Fuoco edizioni), presso la Sala interna del Caffè San Marco di Latina.

Bisognerebbe conoscerlo Felli, organizzare veri e propri tour, torpedoni carichi di turisti fin sotto casa di questo prolifico autore di Latina, per acclamare dalla strada una sua uscita dal balcone con saluto alla folla. Ebbi la fortuna di incontrarlo, per la prima volta, alla presentazione del suo libro Camerata addio (Ed. Novecento).

Era il 2003 e ricordo di non aver mai partecipato alla presentazione di un volume con tanta gente, neanche quando si è trattato di autori famosissimi. In realtà, più che la presentazione di un libro, quella sera a Latina si teneva l'elogio funebre di un partito che aveva fatto sognare migliaia di italiani e che, per motivi meramente opportunistici, era stato buttato nella spazzatura dall'omino con l'impermeabile chiaro e da una crocchia di suoi sodali. Finita la presentazione del volume, volli conoscere l'autore.

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ILCOLPO AL CUORE DI NICOLA RAO PRESENTATO A LATINA

 


Latina è prolifica terra d'uomini di lettere, uno di questi ultimi e certamente non l'ultimo in ordine d'importanza è il giornalista Nicola Rao che è nato a Latina il 30 ottobre 1962, anche se sin da ragazzo vive a Roma. Ha lavorato all’agenzia Adnkronos per lunghi anni, occupandosi di giudiziaria e di criminalità organizzata e terrorismo. Dal 2003 è al Tg2 Rai. Abile cronista ed editorialista non si limita solo a questa veste ma è anche uno scrittore piuttosto noto.

Per anni Rao ha analizzato il mondo della Destra radicale e del cosiddetto neofascismo armato, partendo proprio dalle sue origini, la Repubblica Sociale Italiana. E' del 1995 il suo “L'un contro l'altro armati. Dieci testimonianze della guerra civile” (Mursia) che è scritto a quattro mani insieme a Francesco Giorgino e con il quale i due tentavano di analizzare le ragioni – di entrambi le parti – della guera civile. Nel 1999 ha pubblicato “Neofascisti.

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